Skip to main content

Full text of "Bollettini ECN Milano"

See other formats


0cn mi ano 


27 aprile 1 992 



Centro Sociale Leoncavallo 


Modem 02 2840243 - Tel./Fax 02 26 1 40287 - Via Leoncavallo 22-20131 Milano 





INDICE 

DEI CONTENUTI 



Pag. 

1 

1 

MI2MAGG.TXT 

(22/04/92) 

MI Leonka Iniziativa 2 maggio carcere S.Vittore 

Pag. 

1 

2 

MI25APR.TXT 

(22/04/92) 

MI Leonka Iniziative 25 aprile 

Pag. 

1 

3 

RICEVO.TXT 

(23/04/92) 

Appello urgente da EUSKADI su Siviglia 

Pag. 

1 

4 

APPIND.TXT 

(23/04/92) 

Da SHERWOOD su indiani america 

Pag. 

2 

5 

S1V1G23.DOC 

(23/04/92) 

Aggiornamento in mattinata da Siviglia 

Pag. 

3 

6 

MONTEB22.DOC 

(23 / 04 / 92) 

Sgombero a Montebelluna 

Pag. 

3 

7 

SIVIGUA.ZIP 

(23 / 04/92) 

Altre notizie su Siviglia 

Pag. 

4 

8 

FI20417A.TXT 

(23/04/92) 

Continuano provocazioni direttore Sollicciano 

Pag. 

4 

9 

FI20422B.TXT 

(23/04/92) 

Razzismo a Firenze 

Pag. 

5 

10 

F120422C.TXT 

(23/04/92) 

Manovre sporche controii CPA 

Pag. 

5 

11 

FI20423.ZIP 

(23/04 / 92) 

Mostra collettiva antagonista 

Pag. 

6 

12 

F120423C.TXT 

(23/04/92) 

Per Meeting antieroina CSA EXEMERSON 

Pag. 

6 

13 

Fi20423D.TXT 

(23/04/92) 

Protesta occupanti di case 

Pag. 

7 

14 

LOCK 

(23/04 / 92) 

test. parenti vittime Lockerbie depist. USA (BO) 

Pag. 

8 

15 

RM920423.2AS 

(23 / 04 / 92) 

comunicato universitari di roma 

Pag. 

9 

16 

RM920423.ASC 

(23/04/92) 

comunicato del CNAA su Ubia 

Pag. 

9 

17 

RM920423.3 

(23/04/92) 

Scadenze antifasciste a Frascati 

Pag. 

IO 

18 

RM920423.1AS 

(23/04/92) 

Comunicato Com. Quart. Pigneto-Prenestino 

Pag. 

IO 

19 

GONZALES.ASC 

(23/04/92) 

comunicato del Carlos Fonseca su Siviglia 

Pag. 

11 

20 

UPAEXPO.TXT 

(24/04/92) 

da UPA Madrid su contestazione EXPO Siviglia 

Pag. 

11 

21 

BS1MAGG.TXT 

(24/04/92) 

convocazione 1 maggio Comitato Immigrati Bs 

Pag. 

12 

22 

MI29APR.TXT 

(24/04/92) 

MI Processo presidio RAI deH’8/2/91 

Pag. 

12 

23 

MI25APR2.TXT 

(24/04/92) 

MI Volantino per il 25 aprile 

Pag. 

13 

24 

MI25APR3.TXT 

(24 / 04 / 92) 

MI Comunicato 

Pag. 

13 

25 

1RLANDA.DOC 

(24/04/92) 

Intervista a compagno Irlandese 

Pag. 

15 

26 

RM20424.ASC 

(24 / 04 / 92) 

contro le celebrazioni colombiane 

Pag. 

15 

27 

TV240492.TXT 

(24/04/92) 

trentuno denunce al C.S.O. AGRO 

Pag. 

16 

28 

PR920425.TXT 

(24 / 04 / 92) 

per manifestaz.25 aprile a Parma 

Pag. 

17 

29 

25APRILE.DOC 

(25/04/92) 

25 Aprile - Ma quale liberazione? 

Pag. 

18 

30 

TO20425A.TXT 

(25/04/92) 

ATTENTATO ALLA SEDE DELLA LEGA NORD 

Pag. 

19 

31 

DISCO.TXT 

(25/04/92) 

domenica 3 maggio ore 1 4 Leoncavallo 

Pag. 

19 

32 

MONACO.DOC 

(26/04 / 92) 

Contro il vertice dei G7 

Pag. 

20 

33 

SIVIGL5.DOC 

(26/04 / 92) 

Com. stampa su "Desemanscaremos el 92'" 

Pag. 

21 

34 

MOLOEX.TXT 

(26/04/92) 

Molotov contro mostra per EXPO' a PD 

DIBATTITO ! ! 

J 



Pag. 

22 

35 

POLEFIN1.ZIP 

(23 / 04 / 92) 

polemica rispetto a finesoc.doc 

Pag. 

34 

36 

LASTWORD.ZIP 

(22/04/92) 

interzone, valore, ideologia: una sintesi 


ECN MILANO 



1 File : MiaMAGG.TXT 


UBERTA' PER TUTTI I PROLETARI E I COMU- 
NISTI INCARCERATI 

MILANO SABATO 2 MAGGIO 
CONCERTO PRESIDIO 
davanti al carcere di S. Vittore. 

Dalle ore 17 alle ore 24 suoneranno: 

AK47 ASSALTI FRONTALI HELS LHP LOU X 
NUOVI BRIGANTI POLITICO'S POSSE TEQUILA 
BUM BUM 99 POSSE. 

C.S. LEONCAVALLO 


2 File : MI25APR.TXT 


25 APRILE 1945 - 25 APRILE 1992 

Quarantasette snni di mobilitazione nelle piazze: 
molti i compagni, i proletari, uccisi nelle manifesta- 
zioni, nelle stragi... e sempre gli assassini sono ri- 
masti impuniti. 

Ma tutto questo non e' stato invano, noi non di- 
mentichiamo! 

Rinunciare alla nostra storia antifascista significa 
rinunciare a una buona fetta del nostro futuro. 

SABATO 25 APRILE 

Concentramento Piazzale Loreto ore 1 5.30 

Visto quanto sta succedendo in Spagna, questa 
diventerà' anche un'iniziativa di solidarietà' coi 
compagni spagnoli, per la liberazione degli arre- 
stati, conctro le celebrazioni del 500ntenario. 

C.S. LEONCAVALLO 


3 File : RICEVO.TXT 


Cari compagni 

immaginiamo che avete informazioni su quello che 
e' successo all'inaugurazione dell'EXPO? a Sivi- 
glia, in cui la polizia ha represso una manifesta- 
zione di protesta con feriti e piu' di 82 arrestati in 
tre giorni. 


Vi chiediamo di comunicare con il maggior numero 
di associazioni, gruppi etc.. chiedendo soprattutto 
tre cose: 

- condanna della repressione assassina 

- richiesta della liberta' degli arrestati 

- responsabilizzazione per gli incidenti 

Vi chiediamo di mandare dei fax di protesta a. 

Exmo QOVERNADOR CIVIL DE SEVILLA 
FAX: 95-4235359 

un saluto 

BILBOKO GAZTETXEA 


4 File : APPIND.DOC 


FACCIAMO DELLA GIORNATA DEL 26 GIUGNO 
UNA SCADENZA DI MOBILITAZIONE PER LA 
LIBERAZIONE DI LÉONARD PELTRIER E DI 
TUTTI I PRIGIONIERI POUTICI A FIANCO 
DELL'AMERICAN INDIAN MOVEMENT. 

Frank Dreaver, indiano Cree e Lew Gurwitz, av- 
vocato del Comitato per la liberazione di Léonard 
Peltrier, con il loro giro di incontri, assemblee etc.. 
attraverso le realta' italiane hanno contribuito con il 
loro viaggio ad aprire una prospettiva di in- 
form/azione, attenzione generalizzata sulla realta' 
degli indiani d'America. 

In questo 1992 consacrato ai festeggiamenti della 
"scoperta deH'America'' e' in atto una ampia cam- 
pagna articolata dai mass media a livello mondiale. 

La mistificazione si attua sul passato, spacciando 
l'inizio del genocidio attuato dal colonialismo come 
"incontro tra due popoli" e sull'oggi come integra- 
zione avvenuta o possibile degli indigeni. 

Parliamo di genocidio per quello che e' avvenuto a 
partire dal '500 poiché' i massacri perpetrati dai 
conquistadores, la rapina sistematica delle risorse 
e della forza lavoro hanno rappresentato una delle 
basi dello sviluppo capitalistico europeo prima e 
Usa poi. Ma questo schema di distruzione non 
appartiene solo al passato anche oggi nel cuore 
degli States la logica che viene proposta e' 
l'integrazione/accettazione dei proprio ruolo dentro 
una società' spietata di sfruttamento o annienta- 
mento. 

in America esiste oggi una percentuale di poveri 
sotto le soglie di sopravvivenza impressionante, 
esistono forme di bestialità' e quasi schiavismo. La 


1 



risposta alle forme di autodeterminazione, di riap- 
propriazione di identità', di tentativi di costruire co- 
munità' libere e' quello della repressione. Nel cir- 
cuito d'annientamento delle carceri americane per 
questo sono rinchiusi uomini e donne simboli di 
queste lotte: dalle lotte dei neri alle lotte dei porto- 
ricani, a quelli degli indiani. In questo contesto la 
vicenda di Léonard Peltrier attivista indiano accu- 
sato e condannato con prove false a due ergastoli 
per l'omicidio di due agenti del FBI, durante un at- 
tacco degli agenti a Pine Ridge, diventa una vi- 
cenda emblematica. Léonard e' uno dei molti in- 
diani che negli ultimi decenni (dall'occupazione di 
Wounded Knee, alle lotte attuali dei Mohawk) 
rompendo con le false rappresentanze indiane in- 
tegrate nel sistema, rappresentano l'attuale resi- 
stenza alle multinazionali, ai dettami del governo 
yankee, ai suoi trattati di espropiazione. Ricordia- 
moci infatti che la lotta degli indiani non e' solo 
quella di un "buon selvaggio" alla ricerca del valore 
della terra e delia vita nel teppe, ma e' la lotta di 
affermazione dei propri bisogni dal sole aH'aria alla 
terra, alla dignità' e identità' rapinata dai mecca- 
nismi di sfruttamento. American Indian Movement 
interpreta interpreta questa utopia e queste aspi- 
razione per questo noi lo sentiamo vicino. 

Perche' il Nuovo Ordine Mondiale se basa il pro- 
prio procedere a livello internazionale sulle opera- 
zioni di “polizia internazionale", sui massacri di in- 
teri popoli sulla miseria deH'affamamento del "sud 
del pianeta", all'interno deH'"impero" basa la sua 
struttura su un sistema di esclusione e di sfrutta- 
mento, fondato sul controllo dei soggetti interni. E 
da questo punto di vista si può' ben comprendere 
la brutalità' delie cariche, dei pestaggi, degli arresti 
e del trattamento che all'inaugurazione dell'EXPO 
di Siviglia e' stato riservato ai manifestanti giunti da 
tutta Europa. 

L'internazionalismo e' la lotta dell'oggi che acco- 
muna al di la' delle frontiere le esperienze di rottura 
con l'ordine attuale. 

Pensiamo che le iniziative contro il '92, contro i fe- 
steggiamenti colombiani, contro l'EXPO in Spagna 
e Italia possano rappresentare un momento di in- 
terazione reale sulle due sponde dell'oceano. 

Per questo la campagna di solidarietà' con 
l'American Indian Movement può' rappresentare 
per noi un terreno di iniziativa politica stabile arti- 
colata su diversi livelli. 

- Controinformazione: rottura del silenzio e della 
mistificazione del "incontro tra due popoli", sia at- 
traverso l'informazione antagonista sulla storia e 
attualità' del continente americano ma anche con il 
boicottaggio sociale dell'operazione massmedia 


sulle Colombiadi come esaltazione dell'attuale 
Nuovo Ordine Mondiale. 

- Campagna per la liberazione di Léonard Peltrier 
assunto come simbolo della repressione e 
dell'annientamento dell'AlM. In particolare il caso 
Peltrier può' rappresentare lo smascheramento 
della brutalità' del sistema di "giustizia" e peniten- 
ziario, con la barbarie della pena di morte, in USA. 
La liberazione di Léonard Peltrier in nome della li- 
berazione di tutti i prigionieri politici in ogni parte 
del mondo. 

- La costruzione di una giornata di lotta nazionale 
per la liberazione di Léonard Peltrier per il 26 giu- 
gno data in cui nel 1975 durante l'attacco dei fe- 
derali a Pine Ridge vengono uccisi due agenti e la 
responsabilità' di questo omicidio sara' addebitata 
a Léonard. Questa giornata "PER LA LIBERA- 
ZIONE DI LÉONARD PELTRIER" viene proposta 
in tutto il mondo da parte del movimento indiano. 
Noi pensiamo sia importante riproporla anche in 
Italia costruendo dove possibile iniziative di pre- 
senza sotto i Consolati amerikani e canadesi, mo- 
bilitazioni di piazza etc.. 

- Individuazione e boicottaggio della campagna dei 
media e delle strutture materiali che rappresentano 
l'asse portante dell'operazione "1992: 500 anni 
della scoperta deH'Amehca". 

Costruzione anche in Italia di iniziative contro 
l'EXPO' di Genova, contro le multinazionali. 

Presso Radio Sherwwod PADOVA, Radio Onda 
Rossa ROMA, RADIO ONDA D'URTO BRESCIA 
sono disponibili i materiali relativi alla campagna 
per la liberazione di Leonrad Peltrier, in particolare 
alcune lettere da inviare in USA e in Canada oltre 
agli indirizzi per l'invio di sottoscrizioni per 
l'AMERICAN INDIAN MOVEMENT. 


5 File : SMG23.DOC 


Siviglia, 23/4/1992 ore 10.30 
Corrispondenza telefonica a radio Sherwood 

E' ormai certa la notizia del "trattamento speciale" 
ricevuto dai compagni stranieri a Siviglia.Dopo 
l'interrogatorio avuto ieri con il giudice tutti erano 
stati assolti dalle varie imputazioni che erano so- 
prattutto violenza e resistenza a pubblico ufficiale, 
contemporaneamente a questa assoluzione, però, 
per tutti sono stati riarrestati e consegnati alla poli- 


2 



zia di frontiera spagnola, con l'intento di espellerli 
co foglio di via obbligatorio. 

Le torture subite dai compagni arrestati sono state 
documentate durante una conferenza stampa te- 
nutasi ieri dopo il rilascio di alcuni spagnoli e ba- 
schi. 

Per protestare contro il trattamento sofferto in 
carcere e nei commissariati, molti compagni stra- 
nieri si sono rifiutati di deporre davanti al giudice. 


6 File : MONTEB22.DOC 


MERCOLEDÌ' 22 APRILE 
Montebelluna 

Oggi pomeriggio i compagni di Montebelluna si 
sono recati al centro sociale occupato e hanno 
trovato le porte sigillate e tutti gli oggetti del centro 
ammucchiati in giardino e bruciati. Si e' poi capito 
che era stata la polizia su ordine probabilmente 
della provincia proprietaria dello stabile ha effet- 
tuare lo sgombero. 

La sera i compagni si sono recati di nuovo al Cen- 
tro per svolgervi un assemblea. Immediatamente 
c'e' stato l'intervento della polizia che ha schedato 
tutti presenti dopo averli perquisiti. Tutta la scena 
di sapore cileno ha avuto come testimoni i giorna- 
listi locali. 


7 File : SIVIGLIA.ZIP 


21/4/92 

STATO D'ASSEDIO E TERRORE DI STATO SI 
APRE A SIVIGLIA L'EXPO 37 ARRESTI, 6 FE- 
RITI, alcuni da colpi di arma da fuoco e' il primo, 
incompleto, bilancio della giornata inaugurale 
dell'Expo sivigliana. I 10 mila poliziotti in servizio 
equipaggiati con attrezzature speciali, addestrati in 
modo speciale e, ovviamente, pagati in modo spe- 
ciale hanno usufruito subito della loro licanza di 
sparare. E’ cosi' che sabato notte hanno attaccato 
con colpi d’arma da fuoco la manifestazione che si 
snodava per la vecchia Siviglia, riaffermando 
l'opposizione a celebrare il genocidio dei popoli 
amerindi iniziata con il viaggio di Colombo e de- 
nunciando l'immenso spreco di denaro e risorse 
che sta dietro quest'esposizione. In vetrina lo Stato 
spagnolo ha messo innanzitutto le sue truppe 


scelte, immagine di una democrazia blindata che 
nega il diritto al'autodeterminazione delle popola- 
zioni di Euskadi, Galizia, Catalogna. Ai diecimila 
uomini schierati a Siviglia vanno infatti aggiunti i 
cinquemila che presidiano la linea ferroviaria Sivi- 
glia/Madrid. In sintonia ccon quest'immagine che 
riporta immediatamente alla mente gli anni del 
franchismo, la conclamata Expo e' stata aperta da 
una parata militare e dai proclami di successo 
economico dettati da Felipe Gonzales; a Juan 
Carlos la patetica funzione di annunciare il via 
dell'Expo. Una Expo che si ripromette, forte della 
partecipazione di 110 nazioni, di proiettare da Si- 
viglia l'immagine di un capitalismo opulento pro- 
teso verso il dominio sul terzo millennio: fibre otti- 
che, lucentezza satellitare, palloni areostatici che 
festeggiano, oggi come 500 anni fa, la predazione 
sulle risorse del Sud del mondo... 

Modesta la presenza italiana, racchiusa nel Pa- 
lazzo Italia che, essendo Spadolini occupato nei 
giochi istituzionali del vero palazzo Italia, ha dovuto 
accontentarsi della presenza dell'uomo delle 
trame, Taviani, e della Lollobrigida. 

Per il 30 aprile, data dell'arrivo in Spagna della 
regata storica partita da Genova con la benedi- 
zione di Gianni Agnelli, in persona, e' prevista una 
massiccia contestazione. 

AGENZIA DI COMUNICAZIONE ANTAGONISTA 


22/4/92 

SIVIGUA, COME E' ANDATA 

COMUNICATO STAMPA DEL CENTRO SO- 
CIALE AUTOGESTITO MACCHIA NERA DI PISA 

I festeggiamenti per il quinto centenario della 
"scoperta dell'america si sono aperti a Siviglia 
all'insegna della militarizzazione totale della citta' 
spagnola e dell'intolleranza verso qualsiasi forma 
di contestazione. Le celebrazioni della conquista e 
della politica di rapina e genocidio dell'occidente 
verso il terzo mondo, che hanno trasformato Sivi- 
glia nella vetrina della tanto decantata Europa del 
futuro, sono state inaugurate domenica 19 aprile 
con gli spari della polizìa sui passanti e sulla ma- 
nifestazione indetta dagli occupanti delle case che 
contestavano gli enormi sprechi investiti per queste 
celebrazioni in una delie regioni piu' povere 
d'Europa. Bilancio: numerosi feriti tra cui due gra- 
vemente d'arma da fuoco e 45 arresti. 

Lunedi' 20, aN'apertura dei cancelli e 
all'inaugurazione ufficiale, alla presenza del re e 


3 



del presidente del Consiglio, la polizia antiterrori- 
smo interviene di nuovo caricando pesantemente 
un Sit-In pacifista indetto dalle organizzazioni indie 
che da anni lavorano bei Comitati "500 anni di re- 
sistenza india all'invasione deH'America". Ancora 
10 fermi tra UNA COMPAGNA DEL CENTRO SO- 
CIALE AUTOGESTITO MACCHIA NERA DI PISA. 

Denunciamo il comportamento liberticida dello 
stato spagnolo che, tra l'altro, ha vietato qualsiasi 
forma di manifestazione e strumentalizza 
l'informazione veicolando notizie false 
sull'accaduto nel tentativo di coprire le 
responsabilità' degli agenti che hanno sparato 
sulla folla. 

L'EUROPA DEI PADRONI FESTEGGIA IL MAS- 
SACRO MILITARIZZANDO LE CITTA' E CRIMI- 
NALIZZANDO GLI OPPOSITORI. 

IL PROSSIMO APPUNTAMENTO DELLE CELE- 
BRAZIONI E' IL 16 MAGGIO A GENOVA, 
GIORNO DELL'INAUGURAZIONE 

DELL'ESPOSIZIONE LIGURE: UN APPUNTA- 
MENTO ANCHE PER IL MOVIMENTO ANTAGO- 
NISTA. 

AGENZIA DI COMUNICAZIONE ANTAGONISTA 


22/4/92 

AGGIORNAMENTO DA SIVIGLIA 

Dopo il massacro dell'altra notte, effettuato dalla 
Guardia Civil spagnola, sono stati effettuati oltre 80 
fermi, molti di questi fermi sono stati trasformati in 
arresto. Daniela, militante del CSA Macchia Nera 
e' stata arrestata. Dai racconti delle poche persone 
rilasciate si capisce che sono state effettuate vere 
e proprie torture nei confronti delle persone fer- 
mate, torture applicate sia nelle caserme che nelle 
prigioni. 

A tutti i fermati e' stato sistematicamente impedito 
di dormire, e molti di loro sono stati pestati a san- 
gue. Anche per una compagna ferita da arma da 
fuoco e' stato applicato lo stesso trattamento. In- 
tento il giudice continua a interrogare gli imputati. 
Daniela, del CSA Macchia Nera non e' stata an- 
cora portata in tribunale. La citta' di Siviglia e' in 
stato di Assedio, centinaia di poliziotti della Guar- 
dia Civil accerchiano la sede dei Verdi dove e' in 
corso un Contro\Convegno. 

IL CSA MACCHIA NERA, L'AGENZIA DI COMU- 
NICAZIONE ANTAGONISTA 


8 File : FI20417A.TXT 


FIRENZE, 17/4/92 

ORA ANCHE LA QUERELA.... 

Il famigerato direttore del carcere fiorentino di Sol- 
licciano e' nervoso, e manifesta i sintomi del suo 
nervosismo querelando alcune persone particolar- 
mente impegnate nella denuncia di abusi com- 
messi nel penitenziario fiorentino. In particolare 
fattie misfatti avvenuti nell'ultimo inverno. Fatti e 
misfatti ampiamente documentati e documentabili. 
Trasferimenti, pestaggi, rottura dell'impianto di ri- 
scaldamento e altro ancora. 

Probabilmente il direttore non ha gradito che di 
tutto questo insieme di notizie si parlasse 
all'esterno del carcere. Da qui la querela al sena- 
tore della sinistra indipendente Onorato alla consi- 
gliere di Rifondazione Lunghi a Paola Cocchi e altri 
ancora. 

NELL'ESPRIMERE SOLIDARIETÀ' ALLE PER- 
SONE QUERELATE RIBADIAMO LA GIUSTEZZA 
DELLA PROTESTA DEI DETENUTI CONTRO LE 
PESANTI CONDIZIONI DI VITA ALL'INTERNO 
DEL CARCERE FIORENTINO. ABBIAMO GA- 
RANTITO NELLA MANIFESTAZIONE PRIMAVE- 
RILE CONTRO IL CARCERE CHE COMBATTE- 
REMO CONTRO L'ARROGANZA DELLA DIRE- 
ZIONE DI SOLLICCIANO, IN TUTTE LE FORME 
CERCHEREMO DI MANTENERE QUESTO IM- 
PEGNO !!! 

AGENZIA DI COMUNICAZIONE ANTAGONISTA 


9 File : FI20422B.TXT 


22/4/92 

RAZZISMO A FIRENZE, ROMPIAMO IL SILEN- 
ZIO 

(nostro servizio) 

Ennesimo atto di provocazione ed abuso di potere 
da parte delle forze di polizia. 

Il giorno quindici di questo mese due ragazzi del 
Marocco, che vivono e lavorano da piu' di quattro 
anni a Firenze con regolare permesso di soggiorno 
ed in un caso con residenza in questa citta', sono 
stati fermati da due poliziotti in borghese su di un 
autobus di linea; quindi, obbligati con la forza a 
scendere, sono stati portati in manette, in cella di 
isolamento (...!...) presso la questura di Firenze ed 


4 



accusati da uno dei due poliziotti di resistenza a 
pubblico ufficiale e molestie a una fantomatica 
ragazza. 

Infine, processati per direttissima e praticamente 
costretti alPinfame formula dell'ammissione di 
colpa per patteggiamento, condannati in maniera 
pesantedal giudice incaricato dott. Signorelli a dieci 
mesi di reclusione con sospensione condizionale 
della pena perche' incensurati. 

AGENZIA DI COMUNICAZIONE ANTAGONISTA 


10 File : FI20422C.TXT 


FIRENZE, 22/4/92 

IL MERCATINO DELLA SPECULAZIONE 

Inaugurato ieri mattina, con il solito Morales di 
turno il mercatino all'Interno dell'area Ex Longi- 
notti. Contenti gli abitanti, contenti gli ambulanti, 
contento il Comune e contenta l'Unicoop. 

Dietro la manovretta, una sporca storia di permessi 
e concessioni. 

L'Unicoop, ora ha la strada libera per costruire il 
Megacentro commerciale, cosi' facendo ha salvato 
capra e cavoli, una speculazione che prevede 
l'ovvio sgombero del Centro Popolare che da oltre 
due anni conduce le sue attività' all'Interno dell' 
area. 

AGENZIA DI COMUNICAZIONE ANTAGONISTA 


1 1 File : FI20423.ZIP 


FIRENZE 23/04/92 

Sei invitato all'inaugurazione del Museo di 
Espressione Antagonista Contemporaneo che si 
terra' venerdì' primo maggio con il Vernissage 
della mostra collettiva delle opere realizzate dal 
gruppo costituente il Museo e che andranno a for- 
mare la raccolta del Museo. 

L'esposizione avverrà presso i locali del C.S.A. Ex 
Emerson in via Bardazzi n 18 alle ore 
21,30.FIRENZE 24/04/92 


MANIFESTO 

del 

Museo di Espressione Antagonista Contempo- 
raneo 

Si e'costituito un gruppo di artisti che ha come fi- 
nalità' la nascita di uno spazio laboratorio-esposi- 
tivo e di una raccolta permanente da allestire 
all'Interno del C.S.A. Ex Emerson. 

1) 11 Museo Immaginario. Si configura come realiz- 
zazione del nostro desiderio di uscire fuori dalle 
strettoie del mercato dell'Arte e di dare spazio ai 
percorsi creativi sia individuali che collet- 
tivi. Percorsi collettivi che formano il tessuto di 
un'arte popolare nuova ma di antiche radici che 
nasce nelle strade, nei momenti di festa,nelle lotte 
per i bisogni primari. 

Arte che prima di essere tale e' denuncia, e' il 
graffito, pittura del madonnaro, del cantastorie. 

2) Laboratorio di Pittura, Performance. Nasce 
dall'esigenza di sperimentare forme di pittura col- 
lettiva (in sintonia con la musica o con altre forme 
di espressione) a tema (in occasione di feste o 
concerti realizzati a sostegno di iniziative politiche 
0 sociali) 0 libere. 

3) Galleria Permanente.Si propone la raccolta del 
materiale prodotto durante gli happening e le per- 
formance in una collezione stabile. 

4) Spazio Espositivo. Verrano programmate una 
serie di mostre sia collettive che individuali. 

5) Centro di Documentazione.Si propone la raccolta 
di materiali fotografici,video„scritti che conservino 
la memoria degli eventi e delle attività' svolte dal 
Museo. 

6) Creazione e diffusione di materiale autoprodotto 
(stampe,fanzine,recensioni,pubblicazioni,etc...) 

7) Costituzione di una rete nazionale che faccia 
circolare l'arte popolare e che si ponga come al- 
ternativa all'istituzione Museo e alle gallerie elita- 
rie. 

PROLETARI DEL PENNELLO UNIAMOCI II! 

Firenze 24 4 1992 M.E.A.C. 


5 



12 File : FI20423C.TXT 


FIRENZE 24/04/92 

PER TUTTI I COMPAGNI DEI CENTRI SOCIALI 
DAL C.S.A EX EMERSON DI FIRENZE. 

GIOVEDÌ' 16 SCORSO ABBIAMO MESSO IN 
RETE LA NOSTRA DISPONIBIUTA' PER IL 17 
MAGGIO DI OSPITARE UN'ASSEMBLEA NA- 
ZIONALE DEI CENTRI SOCIALI AUTOGESTITI E 
DI COLORO CHE, ANCHE AL DI FUORI DEL 
CIRCUITO DELL'AUTOGESTIONE, LAVORANO 
CORRETTAMENTE NELL'AMBITO DELLA 
LOTTA ALL'EROINA. 

FERMO RESTANDO LA NOSTRA PIU' COM- 
PLETA DISPONIBILITÀ' AD OSPITARE UNA 
TALE INIZIATIVA DOBBIAMO PERO' VALU- 
TARE ATTENTAMENTE LA "POSSI BIUTA'" O 
MEGUO L'ESIGENZA CHE PER QUELLA DATA 
SIA DI MAGGIORE IMPORTANZA LA PRE- 
SENZA DI TUTTI I COMPAGNI A GENOVA. 

QUINDI PER EVITARE ACCAVALLAMENTI E/O 
CAUSE CHE FAREBBERO COMUNQUE PAS- 
SARE L'ASSEMBLEA SOTTOTONO PROPO- 
NIAMO LA DATA DEL 24 MAGGIO, EVENIENZA 
GIÀ' PRESA IN ESAME ALL'ASSEMBLEA DI 
BOLOGNA. 

DESIDERIAMO IN TEMPI BREVI AVERE RI- 
SCONTRI SULLA VALIDITÀ' DELLA DATA, PER 
PASSARE COSI' ALL'ORGANIZZAZIONE E 
ALLA PUBBLICIZZAZIONE. 

BACI E ABBRACCI A TUTTI! 

C.S.A EX EMERSON FIRENZE 


13 File : FI20423D.TXT 


FIRENZE 23/04/92 
COMUNICATO STAMPA 

Questa mattina una folta delegazione di alloggiati 
in pensione, sostenuti da aderenti del Movimento 
di Lotta per la Casa si sono recati all'Ufficio Casa 
in via Palazzuolo per incontrare i responsabili 
dell'Ufficio stesso. All'ingresso degli uffici sono 
stati inalberati alcuni cartelli di protesta 
sull'atteggiamento del comune nei confronti dei 
pensionanti. 


I ) I pensionanti dopo una vita di alcuni anni fatta di 
alloggio "ad ore" di richieste e code estenuanti, sì 
sono visti recapitare in questi giorni lettere dal Co- 
mune in cui il Comune stesso si disimpegna dal 
pagamento per l'alloggio degli sfrattati. 

2) Si tratta perlopiù' di persone sole, divorziate o 
non sposate, che vivono del loro lavoro con il tipico 
stipendio da un milione e duecentomila lire al 
mese. 

3) Per il loro mantenimento il Comune ha speso 
alcune decine di milioni. La domanda che ci po- 
niamo e' piu' che legìttima, con tutti questi soldi 
non era piu' utile reperire alloggi (pìccoli apparta- 
menti, residenze protette) per queste persone. 

L'applicazione di questo barbaro sistema dì sfratto 
dalle pensioni, ha visto purtroppo, il consenso di 
una Commissione casa che sembra sempre di piu' 
una associazione di interessi privati, che una 
commissione che tuteli gli interessi popolari. 

II funzionario dell'ufficio casa che ha ricevuto la 
delegazione ha, come fanno tutti, declinato le re- 
sponsabilità' del caso. 

NON FINISCE QUI !!!! 

La prossima settimana i pensionanti e il movimento 
di Lotta per La Casa indicheranno le responsabi- 
lità' della drammatica situazione sulla casa. 

IL MOVIMENTO PER LA CASA PROMUOVE PER 
SABATO 9 MAGGIO ALLORE 1 1 IN VIA ANDREA 
DEL CASTAGNO UNA MANIFESTAZIONE SmiN 
PER IL DIRITTO ALLA CASA, FA' APPELLO AGLI 
OCCUPANTI, AGLI SFRATTATI, Ai PENSIO- 
NANTI ALLE FORZE DI OPPOSIZIONE SOCIALE 
ALLA PIU' AMPIA PARTECIPAZIONE 

IL MOVIMENTO DI LOTTA PER LA CASA 


6 



14 File : LOCK 


LOCKERBIE 

Parla la sorella di una delle vittime 

Marina de Larracoechea proviene dai paesi baschi, 
e a Lockerbie (Scozia) perse la sorella nell'attento 
al volo n. 103 della Pan Am il 21 dicembre 1988. 
Esprime la sua preoccupazione sull'andamento 
degli indagini. Pur non escludendo una partecipa- 
zione libica nell'attento (la Libia sarebbe implicata 
secondo i francesi nell'attento aereo in Niger che 
costo' la vita a 170 persone), crede comunque che 
gli Stati Uniti e Gran Bretagna, volutamente tra- 
scurando la pista iraniana e siriana, stanno con- 
tribuendo ben poco alla ricerca della verità' (LOOT, 
NY, gennaio-febbraio 1992). Sga. de Larracoe- 
chea afferma inoltre che nel 1 988 non erano state 
adottate le misure necessarie per evitare il disastro 
e che i governi americano, tedesco e britannico 
erano stati evasivi quando interogati dai giornalisti 
proprio su questo punto. Prima ancora dell'attento, 
infatti, nel ottobre del 1988, furono arrestati in 
Germania 16 esponenti di un un gruppo del nome 
Liberation of Palestine General Command (PFLP- 
GC); in loro possesso, a quanto pare, esplosivi con 
innesco barometrico molto simile a quello adottato 
per la distruzione del volo 103. Le domande si in- 
fittiscono. Senza spiegazione, 14 degli arrestati 
vengono liberati dopo 2 giorni e le indagini si fer- 
mano li'. 

Il 5 dicembre 1988 arrivo' "l'Avvertimento di Hel- 
sinki" che annunciava in termini chiarissimi che, 
entro quello stesso mese un aereo Pan Am sulla 
rotta Francoforte New York doveva saltare. Perche' 
chiede Larracoechea non hanno avvertito i viag- 
giatori? E dichiara che gli unici ad essere avvertiti 
erano i diplomatici americani e le loro famiglie che 
avevano disdetto il viaggio appena in tempo per 
salvarsi. Sul volo 103 del 21 dicembre, all'inizio 
delle festività' natalizie, c'erano 169 posti vuoti e 
erano in molti che si erano salvati perche' Pan Am 
aveva già' annunciato una settimana prima che i 
posti erano tutti prenotati. Larracoecha critica du- 
ramente gli inquirenti per aver in un primo mo- 
mento puntato i riflettori solo sul personale delle 
autorità' di trasporto invece di interrogarsi sul 
comportamento dei servizi adetti alla sicurezza e 
aH'intelligence, e nota che la pista originale di in- 
dagine portava direttamente in direzione Iran-Siria. 
Si parlava un pagamento di $10.000.000 al sum- 
menzionato gruppo PFLP-GC di Ahmet JibriI 
(gruppo che godeva del sostegno del Presidente 
Assad di Siria) provveniente dall'Iran per rivendi- 


care con un'azione simile l'abbattimento dell'airbus 
iraniano nel 1988 con 300 persone a bordo da 
parte della nave da guerra americana "Vincennes". 
E suggerisce che si tratti di un depistaggio delle 
indagini in vista della crisi del Golfo che avrebbe 
visto lo schieramento pro-americano sia dell'Iran 
che della Siria. 

All'epoca, la nave americana era nella zona per 
dare sostegno all'alleato Saddam Hussein nella 
sua guerra contro l'Iran. Nella versione ufficiale, si 
trattava di un "incidente" anche se il Comandante 
di un'altra nave nella zona che osservava il lancio 
del missile da parte della "Vincennes" era rimasto 
"incredulo" e credeva si trattasse di "una dimo- 
strazione dell'efficacia deil'Aegis" (poco importa se 
l'aereo in questione era un aereo civile che seguiva 
il proprio percorso autorizzato!) (U.S. Institute 
Proceedings, settembre 199), NeH'aphle 1990 sia il 
Commandante della "Vincennes" che l'ufficiale di- 
rettamente responsabile per l'abbattimento 
dell'aereo rivevettero entrambi il medaglie 
deH'"Order of Merit" dal Presidente George Bush 
(*)• 

Il "movente" dei dei libici e' fin troppo evidenti: 
dopo l'esplosione nella discoteca di Berlino in cui 
perse la vita 1 soldato americano, gli americani 
bombardarono Tripoli uccidendo circa 100 civili . 
Solo nel novembre del 1986 si riconosce che la 
Libia era innocente. 

Come e' conciliabile questa testimonianza con lo 
"scoop" di Time in questi giorni? 

(*) a proposito di stragi: l'America deve ancora ri- 
spondere sull'affare dell'abbattimento dell'aereo 
dell'Air India sui cieli irlandesi (329 vittime a bordo) 
i responsabili del quale furono addestrati in Ala- 
bama "per atti terroristici in Centro America ed al- 
trove" (LOOT, idem). Alcuni ex-mercenari hanno 
descritto il legame tra il campo di addestramento e 
i servizi segreti americani e, nello stesso anno, il 
Procuratore Generale degli Stati Uniti, Edward 
Meese, era stato costretto durante una visita in In- 
dia ad ammettere che l'operazione era partito da 
un "campo di addestramento sito sul territorio sta- 
tunitense". 


7 



15 File : RM920423.2AS 


Roma 23.4.1992 

COMUNICATO DEI COMPAGNI 

DELL'UNIVERSITÀ' "LA SAPIENZA" 

(Lettera "bando" dal rettore Tecce) 

Attenzione compagni!! 

La lettera seguente e' il bando... emesso dal boia 
Tecce rettore dell'università' di Roma (ironia della 
sorte vuole che la caccia alle streghe ripeta caba- 
listicamente delle date come appunto quella di 
questa lettera: il 7 aprile...) 

Pensiamo che I commenti siano superflui di fronte 
alla grettezza e all'arroganza delle autorità' acca- 
demiche. Le stesse che a punire le avanguardie 
del movimento studentesco utilizzano I provvedi- 
menti disciplinari del 1935 di epoca fascista e so- 
spendono con una sentenza infame e mediocre 2 
compagni per tre mesi. Questa delirante lettera 
deve essere per i compagni un monito ed un im- 
pulso per riprendere con tutta la nostra dignità' a 
lottare e a difenderci dagli attacchi repressivi e 
dalla violenza reazionaria che governa la Sa- 
pienza. 


Segue la lettera di Tecce: 


UNIVERSITÀ' DEGLI STUDI DI ROMA "LA SA- 
PIENZA" 

Roma, 7 aprile 1 992 
Al Personale docente 

Caro Collega, 

sistematicamente, sin da quando un esiguo gruppo 
di studenti autonomi, spalleggiati anche da auto- 
nomia operaia cerco' di abbattere un muro per 
occupare il Rettorato sicché' si rese necessario 
l'intervento della Polizia atti di violenza e gravi di- 
sturbi all'attività' del personale universitario si sono 
susseguiti nell'Ateneo e, in particolare, in alcune 
facolta'. 

Sarebbe lungo elencarli tutti: occupazioni di aule, 
distruzioni di banchi e cattedre, partite di calcio nei 
corridoi, interruzione di lezioni, di Consigli di fa- 
colta', aggressione ad un professore e ad alcuni 
studenti, insulti ai docenti, incidenti, anche gravi, 
durante la visita del Presidente della Repubblica e 


successivamente durante quella del Papa. I danni 
materiali sono stati notevoli e si sono aggiunti a 
quelli ingenti subiti durante il periodo della 
"Pantera". 

li Senato accademico ha preso all'unanimità' alcuni 
provvedimenti tra cui quello di tutelare la colletti- 
vita' con la presenza della Polizia (la cui utilità' si e' 
ben vista durante gli incidenti nei giorni scorsi alla 
facolta' di Giurisprudenza), e quello di ricorrere a 
provvedimenti disciplinari. Da parte di alcuni si e' 
denigrato il Senato Accademico, definendolo pro- 
vocatore, con il chiaro ma vano proposito di dele- 
gittimarlo come organo di governo dell'università'. 

Nonostante i provvedimenti del Rettore e del Se- 
nato Accademico un esiguo gruppo di autonomi 
continua a rendere insostenibile la situazione, par- 
ticolarmente nella facolta' di lettere e filosofia. Per 
questo, tra l'altro, strumentalizzano con scarsa 
sensibilità' umana e civile persone estranee solle- 
citate alla questua nei corridoi e nelle stesse aule. 
Strumentalizzano con analoga insensibilità' i ven- 
ditori ambulanti per trasformare la citta' universita- 
ria in una sorta di "Porta Portese". 

(Quando sono diventato Rettore, tra venditori 
ambulanti e bancarelle, si raggiungeva il numero di 
circa 150, ora ridotto a poche unita' che devono 
trovare la loro conveniente collocazione esterna 
con l'interessamento del Comune). Improvvisano 
vendite di bevande e cappuccini nei corridoi della 
facolta' dando a credere di autofinanziarsi. 

Il nostro Ateneo non può' piu' sopportare questa 
indecorosa situazione, che, sebbene circoscritta, 
non e' per questo accettabile. Il Rettore garantisce 
a tutto il personale e agli studenti la disponibilità' di 
locali, se richiesti, con piena liberta' di temi ed ar- 
gomenti da trattare, anche se questi gruppi di au- 
tonomi vai la pena di ricordarlo hanno impedito di 
parlare, tra gli altri, al Presidente del Senato, a Mi- 
nistri, a giornalisti. Il Ministro Roberti ed il Rettore 
sono stati costretti in una stanza per piu' di un' ora 
in occasione della prima seduta impedita della 
Facolta' di psicologia (la prima in Italia) che pure 
era un'occasione culturalmente assai significativa. 

Il Rettore ed il Senato Accademico, a nome del 
quale scrivo questa lettera, si augurano che tomi la 
normalità', il che renderebbe superflua la presenza 
della Polizia. In caso contrario si vedrebbero co- 
stretti ad adottare altri provvedimenti ed altre mi- 
sure di intervento. 

Con i piu' cordiali saluti 
Giorgio Tecce 


8 



16 File : RM920423.ASC 


Roma 23.4.1992 

ECN ROMA DA: COORDINAMENTO NAZIO- 
NALE ANTINUCLEARE ANTIM PERI AUSTA. 

(Contro r imperialismo, I' aggressione, la 
guerra, a fianco 

del popolo Libico e dei popoli oppressi) 

Il nuovo ordine mondiale dominato dall' imperiali- 
smo yankee dietro il paravento dell' ONU ridotto a 
notaio del dispotismo USA, sta realizzando i pre- 
parativi per un' altra guerra. 

Dopo il massaccro dei popoli Iracheno e Kurdo con 
la guerra del golfo ora tocca al popolo Libico. Ieri il 
satana era Saddam oggi e' Gheddafi, domani 
qualche altro regime inviso ai piani di dominazione 
USA. 

L' affaire Libico, ovvero le presunte punizioni dei 
presunti attentatori dell' aereo abbattuto a Locker- 
bie in Scozia, e' sfruttato a pieno dall' amministra- 
zione Bush sia per la riconfetma per il Novembre 
alla Casa Bianca (cosa già' tornata utile per la vit- 
toria dei conservatori in Gran Bretagna), sia per 
completare il controllo sulla fonte energetica prin- 
cipale il petrolio decretando il dominio militare su 
tutta la regione Araba e repristinando al contempo 
r egemonia USA sulla metropoli imperialistica 
messa in dubbio dall' attualità' della recessione e 
della conflittualità' fginanziaria e monetaria delle 
miglioroi economie di Germania e Giappone. 

La guerra, nell' epoca del mondo unipolare si rivela 
come miglior affare sui mercato; non io strumento 
ultimo per il risolvimento delle controversie econo- 
miche, bensi' la risposta complementare alio 
strangolamento già' decretato dalla Banca Mon- 
diale nei confronti dei paesi del terzo mondo. 

La guerra del golfo ha visto le armi e il territorio 
italiano dispiegati a pieno tempo per il fronte dei 
massacratori. 

Nell' intervento libico, I' Italia diventa teatro di 
guerra. Il passaggio e' sostanziale al di la' della 
criminalità' insita in ogni guerra. 

L' Italia confina con la Libia, gran parte del Sud e' 
piu' vicina a Tripoli che a Milano. 

I preparativi di guerra vedono già' profondamente 
coinvolto il nostro territorio e in particolare la Sicilia 
che da piattaforma per il golfo persico e altre scor- 


ribande in medio oriente, diventa avanposto della 
prossima guerra. 

Le rampe mobili e fìsse dei Patriot allestite a Len- 
tini, Comiso, .., il nuovo radar-comando di Ni- 
scemi, r operatività' immediata degli aereoporti di 
Sigonella, Birgi, Pantelleria e Lampedusa ad uso 
dei famigerati B52, delia base navale di Augusta e 
r entrata in sintonia di tutto I' apparato bellico Ita- 
liano, NATO, USA, testimoniano la voglia di guerra. 

A questa voglia di atrocità' e infamità' non corrsi- 
ponde altrettanto ripudio e opposizione, anche 
perche' mass-media e partiti fanno a gara per de- 
viare e anestetizzare la gente comune. 

Non c'e' tempo da perdere, I' abbiamo già' visto e 
sperimentato con la guerra del golfo, I' imperiali- 
smo non si ferma davanti ai buoni propositi: si il- 
ludono coloro che si attardano ancora in prese di 
posizione, appelli, catene e marcie pacifista. 

Chiunque, singolo o organizzato, che ha compreso 
r ora micidiale deve passare all' azione per sbar- 
rare il passo alla aggressione al popolo Libico, per 
boicottare le armi in ogni loro dimenzione, dalla 
produzione al consumo: prepariamo in profondità' 
lo sciopero generale contro la guerra! 

Diamo avvio ad ogni articolazione della vita civile ai 
Comitati Contro la guerra imperialista; sosteniamo 
in ogni angolo d' Italia le iniziative contro la guerra, 
la NATO, il militarisimo; SCENDIAMO IN PIAZZA 
IL 1 MAGGIO CONTRO LA GUERRA, I PARTITI, 

I GOVERNI, I PARLAMENTI GUERRAFONDAI; 
PARTECIPIAMO IL 3 MAGGIO ALLA MANIFE- 
STAZIONE DI COMISO; PORTIAMO IN SICILIA 
LE RAGIONI E LA FORZA DELL' ANTAGONI- 
SMO DI CLASSE. 


17 File : RM920423.3 


DAL COORDINAMENTO ANTIFASCISTA CA- 
STELU ROMANI 
(manifestazione il 2 maggio) 

IMPEDiAMO IL RADUNO ANTIFASCISTA A 
FRASCATI 

I fascisti sono stati utili a Stato e padroni negli anni 
delle stragi e di Gladio per tentare di condizionare 
e disperdere i movimenti operai e studenteschi forti 
in quel periodo. 

Oggi, come ieri, le ideologie di destra, fascisti e 
razzisti, continuano ad essere funzionali alla bor- 


9 



ghesia per deviare gli obiettivi del conflitto sociale, 
perche' insoddisfazione e aggressività' siano sca- 
ricate su immigrati e diversi, come testimoniano 
àgli attacchi a extracomunitari, zingari e giovani dei 
Centri àSociali, perche' possa aumentare ancora 
piu' sottomissione, paura, controllo. 

SABATO 2 MAGGIO A FRASCATI MANIFESTA- 
ZIONE E CORTEO CON CONCENTRAMENTO 
ALLE ORE 16 A PIAZZA S.PIETRO 

NESSUNO SPAZIO MAI Al FASCISTI Al RAZZI- 
STI Al NAZISTI 

Coordinamento antifascista Castelli Romani 


18 File : RM920423.1AS 


Roma 23.4.1992 

ECN ROMA DA: COMUNICATO DEL COMITATO 
DI QUARTIERE PIGNETOPRENESTINO 

(Liberiamo il parco dell'ex Snia e restituiamolo 
al quartiere) 

Il 30 aprile scade il termine del blocco dei lavori 
all'Interno dell'ex Snia Viscosa. A tutt'oggi tutto 
sembra inspiegabilmente fermo: la commissione 
consigliare urbanistica non si e' piu' riunita dopo le 
assenze della maggioranza che hanno fatto man- 
care il numero legale; nulla e' dato sapere sull' 
ipotesi di transazione con la società' a cui un 
gruppo di dirigenti del comune stava lavorando. Di 
fronte a questa situazione il comitato di quartiere 
chiama tutti i cittadini e tutte le associazioni di base 
del quartiere: parrocchie, scuole, centri anziani, 
boy scouts, etc., come già' deciso dall'assemblea- 
manifestazione di domenica 28 marzo di iniziare a 
organizzare e rendere agibile il parco dell'ex Snia e 
ristrutturare il fabbricato principale per costruire il 
centro socio-culturale del quartiere. 


19 File : GONZALES.ASC 


Roma 22/4/92 

GONZALEZ COME PIZARRO 

La farsa e' cominciata, il lugubre festeggiamento di 
500 anni di massacri e di rapine imperialiste ha 
preso il via a Siviglia. Come volevasi dimostrare, la 
storia si ripete. 

Queste celebrazioni finanziate col denaro pubblico, 
in una delle regioni piu' depresse della Spagna, 
sono il frutto di un meccanismo speculativo ed 
elettoralistico, che il governo Gonzalez si appresta 
ad utilizzare, per rilanciare l'immagine di una 
Spagna economicamente stabile e tecnologica- 
mente competitiva, al l'approssimarsi 

dell'unificazione economica europea. 

La storia quindi si ripete non solo nella riproposi- 
zione del modello vincente, dominante e spacciato 
come unico possibile, ma anche mettendo in 
campo tutto l'apparato repressivo di cui questo si- 
stema deve necessariamente avvalersi per impe- 
dire qualsiasi forma e manifestazione di dissenso. 
Anche in Italia, da circa un anno, e' partita una si- 
stematica campagna di criminalizzazione nei con- 
fronti di qualsiasi voce antagonista alle celebrazioni 
colombiane, col totale asservimento degli organi di 
stampa, nel tentativo di occultare i reali interessi 
che si celano dietro la spartizione degli oltre 4.500 
miliardi investiti solo nell'Expo di Genova '92. 

ANCHE A GENOVA, COME A SIVIGLIA, VA RI- 
BADITA LA NOSTRA OPPOSIZIONE A QUESTA 
FARSA; VA RICORDATO CHE, IL COSIDDETTO 
"INCONTRO FRA DUE CULTURE", NON HA 
PRODOTTO ALTRO CHE LO STERMINIO SI- 
STEMATICO DI INTERE POPOLAZIONI INDI- 
GENE, CHE SI PERPETUA ANCORA OGGI CON 
L'INDISCRIMINATO SACCHEGGIO E SFRUTTA- 
MENTO DELLE RISORSE NATURALI ED UMANE 
DEI POPOLI DEL COSIDDETTO 'TERZO 
MONDO". 

IL NOSTRO DISSENSO, LA NOSTRA RABBIA, 
LA NOSTRA LOTTA A FIANCO DELLA 
"RESISTENZA INDIGENA, NERA E POPOLARE" 
E CONTRO LE CELEBRAZIONI COLOMBIANE. 

Comitato dì solidarietà' con ì popoli del Latino 
America 

"CARLOS FONSECA" 


IO 



20 File : UPAEXPO.TXT 


Da UPA Madrid a ECN 

Notizie da Siviglia: l'EXPO '92 si è aperta 

Circa 100 persone arrestateci di loro in pri- 
gione.Alcuni devono ancora andare in giudiziosa 
gente ferita daglispari della polizia.Uno di loro an- 
cora in ospedale. 


Questo è quello che è successo: 

prima di tutto bisogna premettere che c'erano tre 
differenti gruppi che organizzavano le attività anti- 
EXPO. 

La campagna “Smascheriamo il 92" di Siviglia: Era 
il primo e lavorava da circa un anno. Dopo molti 
strani problemi, ebbe solo il supporto dei gruppi ri- 
formisti, in particolare del partito verde,che mani- 
polò e rese differente lo spirito originale della 
campagna intemazionale. 

Nelle ultime settimane,alcuni altri gruppi organiz- 
zarono diverse attività, e fra questi anarchici e 
squatters. 

La maggior parte della gente che è venuta a Sivi- 
glia ha partecipato alle differenti attività organiz- 
zate dai tre gruppi. 

DOMENICA 19 APRILE:prima di questo giorno ci 
furono solo piccole assemblee e discussioni. In quel 
giorno ci fu un concerto aH'aperto, organizzato dagli 
squatters, con gruppi da Siviglia, Valencia e Co- 
runa.E' cominciato alle 15.00.Alle 19.30,quando il 
concert o fini.comonciò una dimostrazione spon- 
tanea di 500 persone circa. La dimostrazione andò 
avanti per circa un'ora e mezza senza problemi 
(era una dimostazione pacifica). In quel momemto 
apparvero alcuni poliziotti:Erano della Polizia 
Stradale,senza armi anti-sommossa.Questi 
“Rambo" cercarono di fermare la manifaestazione 
da soli ma la gente non lo accattò. Pio presero le 
pistole e fecero fuoco per 10 volte. Ci furono 3 
persone ferite dai proiettili a altre dai manganelli. La 
vresione ufficiale parlava di “punks e skins che at- 
taccavano la gente, rompevano vetri e molti poli- 
ziotti feriti.. Ci furono 37 arresti.Due dei feriti dai 
proiettili furono arrostati mentre erano in ospedale 
e sono stati costantemente spaventati e isolati e fu 
loro inpedito di dormire dalla polizia. 

Su suggerimento del movimento indiano,il giorno 
dopo ci fu un'azione pacifica per protestare conto 
la brutalità delle polizia.Ci fu un sit-in sul ponte 


d'entrata deli'EXPO.La polizia arrestò altre 20 
persone .Era il primo giorno deH'EXPO,con li Re ed 
il Governo presenti e migliaia di poliziotti che con- 
trollavano l'intera città. 

Il giorno seguente, martedi 21, la polizia fece razzia 
in uno dei campeggi che ospitavano i contromani- 
festanti arrestando altre 23 persone, molti dei quali 
stranieri, li Governo cercò di mostrare questa op- 
posizione come un complotto internazionale, un 
grande cospirazione violenta contro l'EXPO, dis- 
sero che la polizia era stata attaccata con sbarre di 
ferro e che la manifestazione era stata organizzata 
da persone con wlkie-talkie. 

I contromanifestanti sono ancora a Siviglia conti- 
nuando la loro attività di discussione e conferenze. 

POSSONO IMPRIGIONARE NOI MA NON LE 
NOSTE IDEE!!!! 


21 File : BS1MAGG.TXT 


BRESCIA: PER UN r MAGGIO DI LOTTA IN- 
SIEME AGU IMMIGRATI 

Riportiamo il volantino di convocazione della ma- 
nifestazione del 1° maggio a Brescia diffuso da! 
Comitato Autonomo Immigrati Uniti 

NON SOLO FORZA LAVORO 

Fratelli, compagni 

in queste settimane centinaia di noi, immigrati qui a 
Brescia, vivono con il ricatto del non rinnovo del 
permesso di soggiorno. 

Chi vende, chi lavora in nero, chi e' disoccupato 
riscia di ritornare clandestino. Anche chi lavora con 
tutti i documenti in regola si vedrà' regolarizzato 
solo per due anni, l'espulsione e la clandestinità' 
torneranno ad essere il nostro futuro. E' solo con 
questo documento che abbiamo la possibilità' di 
lavorare in regola. 

IN questi mesi si decide il futuro di centinaia di noi. 

A MAGGIO E GIUGNO DOVREMO LOTTARE 
PER NON TORNARE A VIVERE COME DUE 
ANNI FA, CLANDESTINI E CONSIDERATI PEG- 
GIO DEI CRIMINALI. 

ORGANIZZIAMOCIE FACCIAMO SENTIRE LA 
NOSTRA VOCE PER NON CADERE NELLA 
CLANDESTINITÀ'! 

Fratelli,compagni 


11 



Ci considerano solo come muscoli e nervi per le 
loro fabbriche. 

Ci considerano come bestie da soma, da sfruttare 
e disprezzare. 

Ci costringono a vivere non come esseri umani. I 
centri di prima accoglienza non si possono certo 
definire abitazioni con i loro rigidi regolamenti, con 
l'impossibilita' di una vita sociale e affettiva, cosi' 
come non si può definire "casa"' il Residence Pre- 
alpino. Ma questo e' tutto ciò' che l'oppulenta Bre- 
scia può' offrire ai suoi lavoratori. 

Ci costringono a vivere come pura forza lavoro. 
Spremono tutte le nostre energie e poi ci gettano 
via. 

PERMESSO DI SOGGIORNO PER TUTTI PER 
QUATTRO ANNI! 

UGUAGLIANZA DEI DIRITTI SUI POSTI DI LA- 
VORO! 

NO lA REGOLAMENTI DA APARTHEID NEI 
CENTRI DI PRIMA ACCOGUENZA! 

I NOSTRI DIRITTI DEVONO ESSERE RISPET- 
TATI! 

VENERDÌ' 1° MAGGIO, festa INTERNAZIONALE 

del lavoratori, continuiamo la nostra battaglia per i 
nostri diritti! 

Diritti elementari come uomimi e donne e come 
lavoratori e lavoratrici, 

VENERDÌ' r MAGGIO, festa INTERNAZIONALE 

dei lavoratori, saremo insieme come lavoratori, ita- 
liani ed immigrati. Solo con l'unita' di tutti i lavora- 
tori potremo opporci ai licenziamenti, allo sfrutta- 
mento selvaggio, ai ricatti dei padroni. 

VENERDÌ' r MAGGIO, festa INTERNAZIONALE 
dei lavoratori, inizierà' il periodo in cui si deciderà' 
della nostra permanenza in Italia. 

Solo con il nostro impegno e con la nostra mobili- 
tazione ci potremo difendere dagli arbitri della 
Questura. 

TUTTI IN MANIFESTAZIONE ore 9.30 Piazza 
Garibaldi 

COMITATO AUTONOMO IMMIGRATI UNITI 


22 File : MI29APR.TXT 


Milano, 24 aprile 1992 

TRIBUNAU IN DIFESA DELLO STATO 

Il 29 aprile si apre il processo contro alcuni com- 
pagni imputati di adunata sediziosa per un presidio 
svoltosi sotto la sede della Rai, nel pieno della 
guerra del golfo, l'8 febbraio 1 991 . 

E' il primo di una lunga serie di processi contro il 
movimento antagonista. 

Ai deliberati pestaggi di polizia, alle intimidazioni, si 
aggiunge l'opera dei tribunali dello Stato. 

Affinché' il diritto internazionale di massacro non 
trovi opposizione, affinché' la scellerata informa- 
zione di pace e di guerra non venga messa in di- 
scussione, manganello e codice penale, poliziotti e 
magistrati lavorano contro l'antagonismo sociale: 
gli operai licenziati, gli sfrattati, gli occupanti di 
centri sociali, i militanti antimperialisti... 

MARTEDÌ' 28 APRILE '92 ORE 21,30 ASSEM- 
BLEA AL C.S. LEONCAVALLO 
MERCOLEDÌ' 29 APRILE ORE 9 PRESSO IL 
TRIBUNALE DI MILANO: PRIMA UDIENZA DEL 
PROCESSO. 


23 File : MI25APR2.TXT 


Milano, 24 aprile 1992 
47 ANNI DI RESISTENZA 

Negli ultimi 20 anni lo stato italiano ha operato una 
lenta e silenziosa svolta a destra, scandita a colpi 
di stragi nere nelle piazze e sui treni prima e di 
manipolazioni e mistificazioni della storia poi. 

Ci troviamo oggi di fronte al tentativo da parte del 
potere di formalizzare questa svolta attraverso al- 
leanze politiche di cui la rilegittimazione dei neo 
fascisti missini nell'arco costituzionale che trovano 
oggi nuovi spazi come "picconatori nell'esercito del 
presidente" è solo un esempio. 

La mancanza di una reale opposizione a tutto ciò 
favorisce il consolidarsi di queste scelte e la crea- 
zione di un consenso che ben manipolato e im- 
boccato prende sempre più spesso la forma di un 
destra sociale diffusa che si ridefinisce con nuovi 


12 



schieramenti e posizioni ma maschera in fondo le 
carogne di sempre. 

Un'ulteriore accelerazione a questo processo di 
ridefinizione degli scenari sociali è data 
dall'unificazione europea che per ì proletari "di tutti 
i colori" significherà solo nuove disuguaglianze e 
maggiore sfruttamento. In questo contesto assume 
un chiaro significato la dura repressione attuata a 
Siviglia nel corso della contestazione 
all'inaugurazione dell'Expo '92 dove nel corso delle 
violente cariche la polizia ha sparato ferendo gra- 
vemente tre compagni e arrestandone 70. 

Come sempre il processo di ridefinizione del capi- 
tale non ammette opposizione! 

Per noi, antifascisti dei centri sociali, la resistenza 
continua e la battaglia è quotidiana; contro le 
nuove forme che lo sfruttamento assume, contro lo 
smantellamento del cosiddetto "stato sociale", 
contro chi scambia posti di lavoro e svende "diritti" 
da altri pagati a caro prezzo, contro chi specula 
sulle case, contro ogni forma di razzismo, contro la 
repressione, contro vecchie e nuove carogne. Per 
il comuniSmo 

PER NOI LA RESISTENZA CONTINUA 

Il nostro 25 aprile di lotta prosegue con un presidio 
davanti al consolato spagnolo. Massima solida- 
rietà! 

Coordinamento regionale antagonista della Lom- 
bardia 


24 File : MI25APR3.TXT 


Al COMPAGNI ALLE REALTA' ANTAGONISTE 

Oggi venerdì 24 aprile il c.s. Leoncavallo ha co- 
municato alla questura di Milano l'intenzione di 
svolgere sabato 25 aprile un doppio presidio, alle 
ore 14 in piazza Loreto e alle ore 16,30 in Via 
Montenapoleone di fronte al consolato spagnolo. Il 
senso dell'iniziativa era assolutamente chiaro: col- 
legare l'anniversario delle liberazione oltre e no- 
nostante la retorica antifascista alla materialità 
delia repressione intemazionale contro coloro che 
lottano per la trasformazione sociale. 

Le cariche a Siviglia con l'arresto di decine di 
compagni che protestavano contro l'Expo '92 e le 
celebrazioni colombiane testimoniano ancora una 
volta il carattere del processo di unità europeo e la 
natura delle trasformazioni in atto. 


LA RISPOSTA DELLA QUESTURA E' STATA 
ESEMPLARE: AUTORIZZARE IL PRESIDIO A 
PIAZZALE LORETO VIETANDO INVECE IL 
PRESIDIO DI FRONTE AL CONSOLATO SPA- 
GNOLO. 

Invitiamo i compagni a mantenere una giornata di 
controinformazione e mobilitazione per sabato 25 
aprile con inizio alle ore 1 4 al c.s. Leoncavallo. 

COORD. REGIONALE ANTAGONISTA DELLA 
LOMBARDIA 


25 File : IRLANDA.DOC 


INTERVISTA A UN COMPAGNO IRLANDESE 
Marzo 92 

SITUAZIONE ATTUALE IN IRLANDA DEL NORD 
MALTRATTAMENTI ALLE DONNE NORDIR- 
LANDESI PRIGIONIERE 
IRA, SINN FEIN E MOBIUTAZIONE DI MASSA 
LOTTE DELLE DONNE IN IRLANDA PER IL DI- 
RITTO ALL'ABORTO 

APPARATO MILITARE ED INTERESSI ECONO- 
MICI NELL'IRLANDA DEL NORD 


DOMANDA: Puoi raccontare qual'è l'attuale situa- 
zione neirirlanda del Nord? 

RISPOSTA: Nel solo gennaio 92 sono state uccise 
trenta persone nel Nord Irlanda; questo è il numero 
più alto di morti avuti in un così breve periodo da 
dieci anni. La maggior parte di questi morti sono 
civili "cattolici", questi sono stati uccisi dagli squa- 
droni della morte paramilitari inglesi. Ultimamente 
un commando dell'IRA ha subito un'imboscata ed è 
stato trucidato nonostante, secondo diverse testi- 
monianze, il commando avesse chiaramente mo- 
strato l'intenzione di arrendersi. 

Sembra proprio che il governo inglese stia cer- 
cando la “soluzione militare" nell'lrlanda del Nord e 
sembra che entro l'anno sarà reintrodotto 
l'internamento senza processo come nel perìodo 
1971\5, questa volta cercando il sostegno del go- 
verno deirirlanda del Sud al fine dì sconfiggere il 
movimento di resistenza nordirlandese. Questa 
grande ondata di omicidi ha senz'altro come obiet- 
tivo quello di provocare TIRA e purtroppo penso 
che TIRA stia al gioco; se negli ultimi anni aveva 
cercato di darsi come obiettivi uomini politici, sol- 
dati 0 comunque bersagli militari, nelle ultime set- 
timane, in Inghilterra, ha iniziato a mettere bombe 
anche nelle stazioni della metropolitana. Queste 


13 



bombe possono in realtà colpire chiunque 
(...l'informare la polizia della loro presenza non è 
certo una garanzia che la gente sarà fatta allon- 
tanare in tempo...). Se tutto questo da una parte 
porta airiRA e alla causa nordirlandese 
"pubblicità", visto che i mass media sono costretti a 
parlarne proprio nel periodo prelettorale, il fatto di 
mettere queste bombe anche in posti pubblici 
provoca reazioni negative non soltanto tra la po- 
polazione inglese, ma anche in molte persone di 
sinistra che non accettano queste azioni che met- 
tono in pericolo la vita di innocenti. 

DOMANDA: Poche settimane fa ci sono stati trat- 
tamenti brutali nei confronti di molte donne impri- 
gionate per motivi politici in un carcere nordirlan- 
dese; puoi dire qualcosa in proposito? 

RISPOSTA: Per quanto riguarda le prigioniere po- 
litiche, nei primi giorni di Marzo c'è stato un gravis- 
simo attacco in un carcere femminile nell'lrlanda 
del Nord (Maghabrry) contro tutte le prigioniere 
politiche delia resistenza nordirlandese. Con la 
scusa di "cercare qualcosa" nelle celle, sono state 
picchiate tutte le prigioniere, hanno dovuto subire 
perquisizioni corporali e sono state spogliate con la 
forza. 

Anche questo episodio rientra nella linea inglese di 
provocazione facendo alzare il livello dello scontro; 
si tratta di una strategia della tensione messa in 
atto dal governo inglese con chiari obiet- 
tivi. ..Personalmente penso che la lotta dell'IRA, di 
SINN FEIN e delle altre componenti della resi- 
stenza continuerà, effettivamente esse dispongono 
della forza per continuare a combattere. Credo che 
SINN FEIN otterrà buoni risultati alle prossime 
elezioni di Aprile, ma oltre a questo bisogna dire 
che non c'è più quel livello di mobilitazione popo- 
lare che c'era negli anni settanta, anche se a Derry 
c'è stato per il XX anniversario del "Bloody Sun- 
day" il più grande corteo dall'epoca dello sciopero 
della fame del 1981. 

Nonostante la riuscita di questo o di altri cortei, non 
c'è più quella militanza proletaria diffusa, "di 
strada" (scontri di massa con la polizia o con 
l'esercito...); penso che purtroppo ora tutto venga 
delegato all'IRA e a SINN FEIN... e questo 
"delegare" è in realtà un blocco per la lotta di 
massa... Intanto in Irlanda del Sud, attorno al caso 
della ragazza di quattordici anni incinta a seguito di 
uno stupro, la Corte Suprema del governo sud-ir- 
landese è stata costretta dalie forti pressioni po- 
polari a dare il permesso a questa ragazza di an- 
dare in Inghilterra (ove l'aborto è consentito) per 
potere abortire; dicevo, attorno a questo caso, è 
riemersa la questione dell'aborto, del divorzio e dei 
diritti delle donne in genere. 


Attualmente divorzio ed aborto sono illegali ed in- 
costituzionali in Irlanda (nel Nord-lrlanda la situa- 
zione è leggermente diversa, avendo leggi di- 
verse.. .ma anche qui l'aborto è illegale...). Questa 
lotta sull'aborto ha comunque riaperto una certa 
attività politica a livello diffuso. 

DOMANDA: Attualmente che convenienza ritieni 
che il capitale inglese possa avere nel continuare a 
"convivere" con una situazione di guerriglia in Ir- 
landa del Nord? Pensi che parte del capitale in- 
glese, la parte "meno legata" all'Industria militare, 
abbia interesse a "pacificare" in un qualche modo 
la situazione o forse l'economia nordirlandese è 
basata cosi fortemente sull'apparato militare che è 
indispensabile al capitale stesso il mantenimento 
dello stato di guerra? 

In altre parole il mantenimento dello stato delle 
cose è per il capitale più una necessità che una 
"scomoda convivenza"? 

RISPOSTA; Subito dopo la lunga serie di uccisioni 
di Gennaio e di Febbraio il governo inglese ha 
riallacciato colloqui con i quattro partiti costituzio- 
nali irlandesi, colloqui che erano stati interrotti dopo 
sei mesi di incontri che avevano portato ad un 
nulla di fatto, tutto questo serve come pura opera- 
zione di facciata per mostrare al mondo che il go- 
verno inglese sta cercando la "pace" nel Nord Ir- 
landa. In realtà il numero dei soldati inglesi che 
oggi occupano l'Irlanda del Nord è il numero più 
alto degli ultimi quindici anni. 

Sicuramente il governo inglese vuole arrivare a 
"pacificare" la situazione anche se per il capitale 
inglese l'Irlanda è tutto un blocco; ci sono interessi 
del capitale inglese nelle banche, nelle catene dei 
supermercati, in ogni settore dell'economia e non 
si deve dimenticare che nel Nord Irlanda il più 
grosso settore dell'economia è proprio quello delle 
forze armate. Attorno alle forze armate è stato 
creato un mondo economico specifico; esse sono il 
più grande datore di lavoro. ..polizia, esercito, edili- 
zia militare, servizi... 

TROOPS OUT OF IRELAND! 


14 



26 


File : TV240492.TXT 


File : RM20424.ASC 


Roma 24 aprile 1992 

COORDINAMENTO ROMANO DI APPOGGIO 
ALLA " CAMPAGNA CONTINENTAL DE RESI- 
STENCIA INDIGENA, NEGRA Y POPOLAR " 

Il 12 ottobre 1992 si compiono 500 anni dal giorno 
in cui un gruppo di avventurieri, con a capo Cri- 
stoforo Colombo, sbarca su un'isola dell'attuale 
America Centrale. A quella data, la popolazione di 
quel continente ammontava a circa 80/100 milioni 
di persone (nello stesso periodo, la popolazione 
europea era di circa 50/60 milioni di persone). 

Solo 150 anni dopo, i massacri, la schiavitù' nelle 
miniere e le malattie importate dagli europei 
(vaiolo, morbillo, influenza, ecc.) avevano ridotto la 
popolazione indigena a non piu' di 5 milioni di indi- 
vidui. 

Questa INVASIONE fu caratterizzata da un siste- 
matico processo di distruzione delle culture ame- 
rindie, mascherata dall' intento di portare la luce 
della " civiltà' " e della religione cattolica alle " 
Oscure società' barbare, primitive e pagane “. In 
realta', dietro tutto questo si nascondevano le mire 
di possesso delle straordinarie ricchezze di quei 
territori, che costituirono, in gran parte, la base 
della nascente economia mercantile europea. 

Ancora oggi, e questo e' l'aspetto piu' scandaloso, 
questi avvenimenti vengono riproposti e festeggiati 
in termini di scoperta o nella migliore delle ipotesi, 
come una occupazione indolore, o quasi, di un 
continente. 

" Sarebbe come da voi in Europa " ha ricordato un 
leader indio peruviano " celebrare con fuochi 
d'artificio la nascita del TERZO REICH e preten- 
dere che allo spettacolo partecipino con gioia i 
sopravvissuti dei lager “. 

A CURA DEL COMITATO D'APPOGGIO ALLA 
CAMPAGNA DI SOLIDARIETÀ' COORDINA- 
MENTO ROMANO. 


27 


Montebettuna, 24/04/92 

31 DENUNCE PER GU OCCUPANTI DEL CSO 
AGRO:OCCUPAZIONE ABUSIVA DI SPAZIO 
PUBBUCO, DANNEGIAMENTO, FURTO DI 
ENERGIA ELETTRICA. 

Ci fate ridere. 

Dopo lo sgombero di mercoledi' sera, attuato da un 
schieramento assurdo di carabinieri e digos, arri- 
vano le denunce. Presidente della provincia 
(proprietaria deH'immobile) con l'assenso del sin- 
daco di Trevignano, pensano forse di mettere a 
tacere e soffocare questa lotta per gli spazi sociali 
nel territorio. Pensano male, perche' il centro so- 
ciale agro continua a vivere e a lottare. 

Smascheriamo intanto chi e' responsabile di dan- 
negiamento: Provincia e Comune, che per anni 
hanno lasciato al degrado questo immobile pub- 
blico, e col quale pensano ora di fare altri danni. 

E allora smascheriamo anche chi e' responsabile 
di furto: sono molti i progetti e gli interessi finanziari 
puntati su questo edificio e sul territorio circo- 
stante.Tra questi: creare una zona industriale, 
quando ne esiste già' una sufficiente, per metterci 
industrie a rischio, facendo lievitare il prezzo del 
terreno da 5.000 al mq. a centinaia di carte da 
mille (8 miliardi per iniziare, da spartirsi tra i due 
enti pubblici, piu' tutto quello che ne viene dopo). 
Per quanto riguarda l'ex Istituto occupato, si vuole 
farne un deposito-stoccaggio di rifiuti, tra i quali 
anche quelli della famosa Jolly Rosso. Si vuole 
puoi fare una "piattaforma ecologica" per lo smal- 
timento di rifiuti speciali (l'Ecosalus e' la ditta inte- 
ressata, a partecipazione mista: enti pubblici del 
territorio, Ansaldo, Coop, e co.). Rimangono poi 
sempre puntati gli occhi dei cavatori, che nei paesi 
circostanti già' hanno fatto i loro miliardari affari, 
disastrando i terreni (che ora diventano discariche 
a cielo aperto). Infine, sempre in questa zona si 
parla di inceneritore. 

Insomma: e' un casino, che come il mega elettro- 
dotto da 380.000 voits, vogliono far passare sulla 
pelle della gente. 

A QUESTO PUNTO NOI LANCIAMO IL NOSTRO 
GRIDO DI GUERRA: SCATENIAMO AGRRRO! 

Ieri sera intanto presenza di massa con striscioni e 
volantini in consiglio comunale a Trevignano: ab- 
biamo cosi' ottenuto che al primo punto dell'o.d.g. 


15 



del prossimo consiglio comunale, da tenersi entro 
15 gg., sia discusso lo sgombero e l'utilizzo dei 
locali. 

Per i prossimi giorni volantinaggi e sit-in a Mon- 
tebelluna. Mercoledi' prossimo assemblea aperta 
con la popolazione di Signoressa Trevignano. 
Lavoriamo per costruire una grossa manifestazione 
per i prossimi giorni, come risposta allo sgombero 
e alle denunce. 

CSO AGRRRO 


28 File : PR920425.TXT 


Parma, 25 aprile 1992 

L'anniversario del 25 aprile dello scorso anno a 
Parma e' stato teatro di episodi di repressione; con 
le buone e con le cattive. Questura e Digos hanno 
cercato ripetutamente di impedire la partrecipa- 
zione al corteo ad un gruppo di giovani compagni, i 
quali con slogan e striscioni contestavano il pro- 
getto piduista della cosiddeta seconda repubblica, 
il ruolo di Cossiga nella campagna anticomunista e 
reazionaria in atto in Italia, le contine riabilitazioni 
di fascisti, gladiatori e piduisti che lo stesso Cos- 
siga definisce "patrioti". Mentre il gruppo di giovani 
stava entrando in p.le delia Pace al grido "il 25 
aprile non e' una ricorrenza, ora e sempre Resi- 
stenza", quattro compagni venivano caricati sulle 
auto della questura e denunciati per oltraggio al 
capo dello stato e offese alla polizia. 

L'episodio ha avuto il suo triste seguito di prese di 
posizione di Associazioni partigiane e partiti politici, 
che nell'immediato rimanevano tutte aH'interno di 
uno schema comune:isolare e criminalizzare i 
presunti "provocatori" (o comunque prenderne di- 
stanza); altro punto in cui la maggior parte delle 
forze hanno convenuto, e' stata la difesa del pre- 
sidente Cossiga. Alla luce delle iniziative prese nei 
mesi successivi, che hanno visto Associazioni par- 
tigiane e PDS in dura polemica coi presidente, fino 
ad arrivare alia richiesta di impeachment, le posi- 
zioni di allora sembrano palesemente contraddito- 
rie ed ambigue. Tra l'altro il buon Cossiga, non 
contento di circondarsi di amici e consiglieri di 
chiara fama (perlomeno P2), aveva pensato bene 
di scusarsi, in nome del popolo italiano, con la de- 
stra (questo prima dello scorso 25 aprile), perche' 
le stragi vengono da sempre definite fasciste. Inol- 
tre, poco prima dell'inizio della campagna eletto- 
rale, ha inviato una lettera ai copicconatori del MSI, 
chiedend gli di moralizzare la patria!!! Ed ecco che, 
pronti aH'appello, i patrioti fascisti (ma questa non 


e' una Repubblica antifascista?) indicono una ma- 
nifestazione proprio il 25 aprile a Napoli, al grido di 
"liberiamo l'Italia"?! 

Come comunisti e antifascisti vogliamo ribadire 
anche quest'anno i contenuti di cui ci siamo fatti 
portatori lo scorso 25 aprile, che sono quelli di una 
continuità', rispetto ad apparati statali ed alla loro 
gestione (ordine pubblico, servizi segreti e appa- 
rato legislativo), tra stato fascista e Repubblica co- 
stituzionale. Se la Storia non e' un'opinione non 
possiamo essere fraintesi. Infatti, dopo la Libera- 
zione, dei 64 prefetti di primo grado, 64 prefetti non 
di primo grado e 241 viceprefetti, soltanto 2 prefetti 
di primo grado non hanno fatto parte 
dell'ingranaggio fascista. Dei 135 questori e 139 
vicequestori, che hanno tutti iniziato la loro carriera 
con il fascismo, solo 5 vicequestori hanno avuto 
rapporti con la Resistenza. Dei 603 commissari 
capo e 1039 tra commissari, commissari aggiunti e 
vice commissari, anche se molti sono entrati in po- 
lizia dopo la Liberazione, solo 34 hanno avuto 
qualche rapporto con la Resistenza (Piergiuseppe 
Murgia, Il luglio 1960. Milano, Sugar 1968, pp. 66- 
68). La continuità' del ceto che esercita le funzioni 
repressive dello Stato tra fascismo e post- fasci- 
smo, lo ribadiamo, non potrebbe quindi essere piu' 
netta. 

Questa mancata trasformazione si spiega con il 
fatto che "la Resistenza fu un terreno di scontro tra 
una (pur variegata) linea di rinnovamento e una 
linea di schietta restaurazione del potere meno- 
mato dalla sconfitta, dandogli una legittimazione 
democratica. La Chiesa cattolica opero' instanca- 
bilmente per ereditare l'organizzazione statale fa- 
scista col minimo dei cambiamenti. La Democrazia 
Cristiana non fu mai autonoma dalla Chiesa, ma 
costitui' solo una variante democratica e in varie 
vicende una copertura. La Resistenza e anche gli 
Alleati, impedirono la realizzazione del sogno im- 
mobilistico di papa Pacelli e imposero la presenza 
dei partiti della classe operaia. Ma attraverso la 
Democrazia cristiana, come attraverso il partito li- 
berale di Benedetto Croce, la borghesia si fece 
antifascista per assicurare la continuità' del vecchio 
Stato (Vittorio Foa, "Il manifesto", 25 aprile 1975). 

Questo e' il retroterra storico-politico su cui per- 
sonaggi come Cossiga ed altri loschi figuri fondano 
la loro legittimità', l'humus che ha permesso 
trent'anni di stragi impunite, operazioni come il 
piano Solo di De Lorenzo e il piano di "rinascita 
democratica" della loggia P2 di Licio Gelli, che ve- 
diamo oggi combaciare con il progetto di seconda 
rebubblica propagandato da alcune forze politico- 
economiche, PSI in testa. Tutto ciò' e' stato fon- 
dante di una prassi politica che si basa sul contri- 


16 



buto di avanguardie fasciste utili a celare 
l'autoritarismo di questo sistema di potere. 

Infatti queste operazioni che in apparenza avreb- 
bero dovuto destabilizzare, sono sempre state in 
realta’ utilizzate e manovrate dal sistema stesso 
per stabilizzarsi ulteriormente, per "ristabilire 
l'ordine", come strumento di ricatto nei confronti 
delle forze politiche riformiste (come nel caso del 
piano Solo e del centrosinistra). 

Per rendere piu' chiaro il concetto si possono ci- 
tare anche i vari neo-fascisti utilizzati dai servizi 
segreti durante gli anni 60-70 per lo stragismo 
(Ordine Nuovo, Terza Posizione, da Preda a Fa- 
chini a Giusva Fioravanti) durante il momento piu' 
alto del ciclo delle lotte sociali ed operaie. Oggi in 
termini un po' modificati avviene lo stesso. Le 
avanguardie si chiamano nazi-skin. Lega Nord, 
falange armata; il loro obbiettivo sono gli immigrati; 
il risultato raggiunto da questo sistema politico- 
economico e' stato quello di aver fatto interioriz- 
zare al proletariato il concetto di immigrato come 
nemico, un nemico estemo/intemo, un 
escluso/incluso, delineando cosi' i contorni di una 
"guerra sociale" come sistema delle piccole diffe- 
renze, come lotta tra simili che coesistono negli 
stessi spazi ed in cui coloro che stanno relativa- 
mente un gradino piu' in alto nella scala delle ge- 
rarchie sociali vedono gli inferiori come un nemico 
da escludere e dominare. La nascita e la propa- 
ganda di una cultura razzista, va collocata anche in 
un ambito internazionale. E' chiaro, infatti, che se 
questa cultura, per quanto riguarda la vita quoti- 
diana, porta all'odio nei confronti degli immigrati, in 
rapporto alla politica internazionale da' la possibi- 
lità' agli stati occidentali, USA in testa, di procedere 
ad una vera e propria invasione dei paesi del sud 
del mondo per il controllo delle fonti energetiche, 
tutto questo contando sulla cultura razzista che at- 
traversa attualmente il proletariato dei paesi occi- 
dentali. Non e' un caso infatti che gii USA si pos- 
sano permettere di invadere l'Iraq, facendo centi- 
naia di migliaia di morti, e di processare la Libia 
infondatamente, propagandando queste iniziative 
come operazioni di "polizia internazionale"; tutto 
do' utilizzando nello stesso tempo vasti territori dei 
paesi alleati (vedi missili schierati in Sicilia ultima- 
mente), in vista di eventuali attacchi militari. 

Per ribadire il nostro rifiuto alle logiche militariste e 
di guerra, per combattere il neoautoritarismo e il 
revisionismo storico di Cossiga e dei fascisti che lui 
chiama "patrioti", crediamo sia giusto e doveroso 
scendere in piazza, per giungere, insieme a tutte le 
generazioni antifasciste, a realizzare una forte e 
significativa manifestazione il 25 aprile. 


29 File : 25APRILE.DOC 


MA QUALE UBERAZIONE? 

Un altro 25 aprile da festeggiare, ancora una volta 
la passerella dei politici ci chiama a festeggiare la 
giornata della liberazione dal fascismo dicono gli 
ipocriti, i falsi. 25 aprile fine di una dittatura che 
falcidiò migliaia di proletari/e, di operai/e, che lot- 
tarono per la libertà dal fascismo, per la libertà 
come valore reale e concreto/materiale, 25 aprile 
inizio di una nuova era dove il fascismo nella forma 
della dittatura veniva accantonato perché la nuova 
fase aperta in Italia richiedeva un governo, una 
gestione diversa nella forma, ma i contenuti rima- 
nevano gli stessi. In pochi mesi venivano liquidate 
gran parte delle istanze, delle richieste, degli ideali, 
che avevano alimentato la Resistenza italiana, la 
Resistenza vera di quelli che combatterono, che 
morirono, che finirono in prigione, che furono tor- 
turati, che si difesero ed attaccarono, che subirono 
la violenza del fascismo e contro di essa esercita- 
rono la forza, l'intelligenza proletaria. 

Tutto questo venne sotterrato dai burocrati, dai vi- 
gliacchi, da chi da tempo preparava una forma di 
governo all'altezza dell'Italia di allora, li sistema dei 
partiti, si accaparrò l'appellativo di DEMOCRAZIA, 
una bandiera buona a sventolare per qualsiasi 
occasione, si dettero uno statuto, la Costituzione, 
frutto mediato delle componenti, anche di chi lottò 
ma venne subito svenduta, o letta male, e nessuno 
si accorse che mentre un'articolo vietava la pre- 
senza di basi stranieri nel territorio italiano, in Italia 
mettevano le fondamenta le nuove forze di inva- 
sione: gli AmeriKani. Strana storia, la Costituzione 
vietava la formazione del partito fascista, e nessun 
fascista venne giustiziato, maledetta storia che non 
si fa processare e gli eventi incalzarono a ritmi e 
velocità sicuramente non prevedibili. 

Onore e gloria a tutti i caduti della resistenza, 
onore e gloria a chi credette che con la lotta e con 
la vita si poteva, si doveva creare un futuro di li- 
bertà dal fascismo, dallo sfruttamento dell'uomo 
sull'uomo, dallo sfruttamento delle razze, dallo 
sfruttamento del sesso, dallo sfruttamento in 
quanto è comunque una catena. 

25 aprile 92 la costituzione è finita nel water del 
Quirinale, l'Italia è la quinta o sesta potenza mon- 
diale, tradotto significa che vive sullo sfruttamento 
di centinaia di milioni di abitanti del Sud del mondo, 
che vive rapinando le materie prime dei paesi del 
Sud del mondo, ecc. ecc.. L'Italia è complice del 
massacro di mezzomilione di iracheni uccisi con le 
bombe dei propri aerei, l' Italia è mediamente raz- 


17 



zista perché in questo paese vige una legge delio 
stato che non permette a tutti gii abitanti del Sud 
dei mondo di entrare. 

25 aprile 92 in Italia i fascisti fanno pubblicamente 
le loro manifestazioni, hanno fatto le loro stragi, 
coperti e mandati dallo Stato, i nazi-skins sono 
una componente sociale che viene analizzata dai 
giornalisti, politici e sociologi ed intanto massa- 
crano compagni, immigrati, "diversi" di qualsiasi 
genere. 

In questo paese i fascisti si sono camuffati ed 
hanno partorito la panacea per tutti i mali ossia la 
Lega, ognuno, ha la sua Lega o Liga il programma 
è confuso, ma le parole d'ordine sono chiare; con- 
tro gli immigrati, contro gli emarginati, per una 
razza forte contro il meticciato, sono il parto 
dell'obsoleto sistema dei partiti, sono figli di quegli 
stessi partiti che loro fingono di attaccare, un'altra 
truffa per il popolino, bastardi per chi crede in una 
società dove la pari dignità per uomini e donne di 
qualsiasi razza essi/e siano deve essere il pilone 
portante. 

La Democrazia ha mediamente in carcere qua- 
rantamila detenuti giornalieri la maggioranza grazie 
alle leggi proibizioniste sugli stupefacenti, la De- 
mocrazia tiene sepolti vivi nei lager quasi duecento 
detenuti politici comunisti. 

25 aprile 92 l'Italia è il servo più fedele del mastino 
yankee. 

Comiso, Sigonella, sono gli occhi che controllano il 
Medio Oriente, di volta in volta viene punito chi non 
accetta le regole oggi è la volta della Libia, ma 
anche per la Siria il futuro non è roseo, non serve 
nessun motivo logico o razionale basta decidere 
che un paese è al di fuori del diritto internazionale 
e subito il diritto viene applicato con bombe e ge- 
nocidi. Napoli, base aereo navale USA,la Sarde- 
gna con la Maddalena è il deposito radioattivo 
dello zio Sam, in Veneto dopo la caduta dell'Est ci 
sono manovre di ristrutturazione alcuni reparti sono 
stati trasferiti ma ad Aviano arriveranno gli F16 che 
la Spagna non vuole più, il Monte Venda con il suo 
centro Radar ha guidato i bombardamenti sulla 
popolazione irachena, a Vicenza stazionano mine 
atomiche. 

Non possiamo, poi, dimenticare il doppio uso di 
questi basi che in un passato molto prossimo fun- 
zionavano come base logistiche per i patrioti di 
Kossiga che dovevano restare sempre pronti alle 
trasformazioni che avvenivano in Italia. 

25 aprile 92 con gli echi delle cariche della polizia 
spagnola a Siviglia contro chi si oppone ai festeg- 
giamenti di 500 anni di massacri nelle americhe, un 
25 aprile che non festeggiamo perché i caduti per 


la Resistenza sono stati traditi dalla DemoKrazia, 
perché nelle piazze d'Italia molti altri compagni 
sono caduti dopo il 25 aprile con gli stessi ideali di 
Libertà. 

cip. via colomboia 
24 4 92 Padova 

Comitato territoriaie deiia Bassa Padovana 


CAROVANA ANTiMiLITARiSTA CON PAR- 
TENZA ALLE ORE 10.30 DALLA "CORTE DI 
MARENDOLE" MONSEUCE. 

LA GiORNATA Si CONCLUDERÀ' AL CENTRO 
SOCiALE OCCUPATO "EMO i DELLAUSTA" A 
BATTAGUA TERME CON I MENTÌ CRiMiNAU IN 
CONCERTO. RAP DA ASCOU PICENO 


30 File : T020425A.TXT 


Da La Stampa di Sabato 25 aprile 1992: 

"TORINO, BOMBA CONTRO LA SEDE DELLA 
LEGA" 

''L'attentato nella notte, nessun ferito, 500 milioni di 
danni" ''Semidistrutta la sede di via Leini', in un 
volantino: siete razzisti ed egoisti" 

"TORINO. Attentato alla sede piemontese della 
Lega Nord. 

L'esplosione alle 2.25, poi le fiamme hanno invaso 
i locali. In venti minuti sono avanzate dalla recep- 
tion aH'ufficio del Consiglio, alla stanza del segre- 
tario Gipo Farassino, alla sala computer. Nessun 
ferito, ma danni per mezzo miliardo, e non c'e' as- 
sicurazione. 

Rivendicazioni? Solo anonimi volantini trovati 
lungo le scale: "Abbiamo voluto festeggiare la vit- 
toria della lega a nostro modo. Contro il razzismo e 
contro i valori egoisti e reazionari". Le indagini si 
rivolgono all’estrema sinistra, all'autonomia, alla 
frangia anarchica ancora radicata in citta'. Ma non 
si esclude che i volantini siano stati abbandonati 
per sviare gli inquirenti. 

Il film dell'attentato e' il remake di un altro episo- 
dio, avvenuto a quindici giorni dal trionfo dei lum- 
bard alle comunali di Brescia. Fu danneggiata, ma 
lievemente, la sede principale di Milano. 

La Lega ha sede in via Leini', una strada stretta di 
periferia. 

Adiacente al palazzo della Lega c'e' il retro di un 
bowling, non di rado polizia e carabinieri effettuano 
controili. Chiudono alle due e la strada diventa 
deserta, silenziosa. Gli attentatori, forse tre, var- 
cano senza difficolta' due cancelli, salgono le 


18 



scale. L'ingresso della Lega e' a destra, di fronte 
alla scuola di recitazione dei regista Massimo 
Scaglione, padre storico degli autonomisti pie- 
montesi. Porta blindata, inutile tentare di forzarla. Il 
“commando" vi appoggia contro cinque bombole a 
gas, cosparge di benzina il pianerottolo e fa in 
modo che il liquido si riversi neH'appartamento. Un 
cerino, la fuga, l'esplosione. 

Si sveglia i quartiere, qualcuno telefona ai vigili del 
fuoco. 

Il rogo, appena ostacolato dalle barriere antincen- 
dio, avanza lungo il corridoio, invade gli uffici. I vi- 
gili impiegano venti minuti per vincere la battaglia. 
[...]" 

Raccolto da ECN To 


31 File : DISCO.TXT 


Dall'autoproduzione alla cooperazione 

DISCO ANTIRAZZISMO — 

Dopo la radioconferenza hip-hop a Padova, dopo 
rincontro a Firenze, domenica 3 maggio ore 14 al 
Leoncavallo incontro delle posse e band per la re- 
alizzazione di un disco contro il razzismo e di un 
circuito di cooperazione che interessa trasversal- 
mente posse, band musicali, radio, librerie, tipo- 
grafie, centri di distribuzione, coop. editoriali, centri 
video 

Una ventina di posse e gruppi sono interessati. 
Ogni gruppo elabora il proprio pezzo su una base 
musicale comune (forse). 

Tecnicamente si porrà' a disposizione collettiva- 
mente la migliore strumentazione in una sede per 
registrare uscendo cosi' dall'atmosfera asettica 
dello studio di registrazione (per le posse) o 
usando studi già' a disposizione. 

Uscire dal ghetto dell'autoproduzione, rompere i 
limiti di linguaggio e comunicazione dei Centri So- 
ciali, produrre reddito e non volontarismo, utilizzare 
strutture di diffusione di materiali di movimento e 
non, sono gli obbiettivi. 

Cyber is more and faster 


32 File : MONACO.DOC 


Contro il vertice dei G7 a Monaco. (6.7.92 al 
8.7.92) 

Dear Comrades! 

I leaders dei 7 paesi imperialisti piu' ricchi del 
mondo si incontreranno a Monaco! 

Come rappresentanti delle compagnie multina- 
zionali e delle banche vogliono presentare la loro 
sporca propaganda-spettacolo il pubblico del 
mondo in pace. 

Ma non ci sara' pace, neanche in questa elegante 
citta'! 

Per questo diciamo: venite a Monaco! 

Fight thè summer! 

Pensiamo che sia giusto intraprenderedelle azioni 
insieme sulla campagna "500 anni di colonialismo 
e resistenza" Europa del '92, il nuovo ruolo del 
potere RFT (piani di espansione all'est dopo 
l'annessione della RDT), l'escalation della violenza 
razzista e sessista Per tutte queste questioni i ri- 
voluzionari devono affrontare la situazione cam- 
biata. 

Dimostrazione di massa - Controconvegno - 
Giornate di azione. 

- dimostrazione di massa 

la manifestazione internazionale di massa inizierà' 
sabato 4.7.92 alle 1 pom. 

II vertice G7 inizierà' lunedi' 6.7.92 e finirà' merco- 
ledi' 8.7.92 (Ma le delegazioni e le rappresentanze 
arriveranno a Monaco venerdi' 3.7.92 per prepa- 
rare il summit). 

- controcongresso: (planed) 

da sabato sera fino a domenica sera - motto; 
"Liberazione e resistenza contro ii nuovo or- 
dine mondiaie". 

- giornate di azione: Da domenica a mercoledi' 

Le giornate di azione mostreranno il lavoro politico 
continuo delle differenti organizzazioni e gruppi di 
azione. (Speriamo le piu' varie e piu' decentrate 
possibili!) 

Alcune parole sui contenuti della mobilitazione: 

Il sistema dei capitalismo, competizione, patriar- 
cato e razzismo celebrano la loro vittoria univer- 
sale. 

La visione di un "mondo di liberta' e democrazia" e' 
delineata. 


19 



in reaita' e' un sistema di sfruttamento, fame, op- 
pressione, tortura e guerra. 

Contro i'ipocrisia diciamo solidarietà' internazionale 
e liberazione e resistenza! 

Il sistema non fa errori - e' l'errore! 

Ancora: 

La dimostrazione di massa e le giornate di azione 
dovranno: 

- smascherare il ruolo culturale, ideologico ed 
economico che sono responsabili dell'oppressione 

- avere carattere internazionale: 
internazionalistico significa antirazzista: 

La mobilitazione contro il G7 e la campagna "500 
anni di colonialismo e resistenza" assumerà' 
(praticamente e teoricamente) priorità' antirazzista. 

- portare la resistenza sulle strade 

- contro la presenza dei governanti a Monaco. 

- rendere pubblica la discussione sulle strutture di 
oppressione mondiali 

- uno dei temi sara' il ruolo della Gemania unita e 
deH'imperialismo tedesco. 

Potreste discutere della mobilitazione contro il ver- 
tice dei G7 e mandarci dei contributi su quello che 
pensate. 

Se siete interessati ad altre informazioni o se vo- 
lete prendere parte alla discussione: scrivete - 
mandate volantini!!! 

Have a nice time - ci vediamo a Monaco 

In sodidarity AK - WWG (Controconferenza contro 
il vertice G7) 

Per Info, e contatti: 

AKWWG 
c/o Infoladen 
Breisacherstr: 12 
8000 Muenchen 80 


33 File : SlVIGL5.DOC 


COMUNICATO STAMPA 

Se qualcuno aveva ancora dubbi sopra la vera 
natura di questa farsa chiamata EXPO' 92 e degli 
stati che lo organizzazono, in particolar modo lo 
stato spagnolo, oggi e' il giorno in cui ci troviamo 
con ben tre feriti da colpi di pistola, nove feiti con 
contusioni multiple e piu' di 80 detenuti (25 di que- 
sti arrestati oggi nel Campeggio 
"Desenmascaremos el '92) che si trovava a Mai- 
rena del Alcor), tutto questo per il criminale delitto 


di manifestare la nostra opposizione a quello che 
consideriamo una apologia insultante 
dell'Imperialismo, del genocidio di popoli e culture, 
di recente denominato Nuovo Ordine Mondiale. 

La liberta' d'espressione e' stata una volta di piu' 
attaccata da uno stato prepotente che non am- 
mette altra verità' che la sua. Tutto questo non 
sarebbe possibile senza la collaborazione di alcuni 
mass media dell'informazione che invece di infor- 
mare intossicano e manipolano dando come unica 
informazione le veline della polizia. Ci pare parti- 
colarmente grave che da questi media si applauda 
all'operato della polizia, tenendo in considerzaione 
che domenica e' stato un puro caso che non ci 
siano stati dei morti. 

Catene, barricate, radio-trasmettitori, guerriglia 
urbana, macchine distrutte, punks, non sono che 
ciniche menzogne che la polizia utilizza per cer- 
care di nascondere una azione di polizia sulla 
quale l'unico duibbio che abbiamo e' se era pre- 
meditata 0 no. 

Il trattamento che stanno subendo i feiti e gii arre- 
stati e' pesante. Una delle ferite che e' andata 
spontaneamente in ospedale, senza essere arre- 
stata, e' stata per due giorni in corridoio senza ri- 
cambio e assistenza; a questa stessa persona la 
polizia, che la sorvegliava e che le impediva di 
parlare con altri, le ha detto che un poliziotto era 
stato ucciso: la stanno medicando contro la sua 
volontà' e non la lasciano dormire di notte, ieri e' 
stato arrestato un altro solo perche' era andato a 
chiedre informazioni su di lei. 

La polizia si rifiuta di rilasciare una lista degli arre- 
stati e ha minacciato alcuni avvocati che erano 
andati al Commissariato per informarsi sui fermati. 
A questo va aggiunto la perquisizione della sede 
del CGT e il pesante trattamento subito dagli arre- 
stati nei Commissariati. 

E poi parlano di barbari... 

Per questo chiediamo la liberazione immediata di 
tutti/e i detenuti e la fine di ogni manovra repres- 
siva. 

ASSEMBLEA DEI GRUPPI CONTRO IL '92 
SIVIGLIA 21 Aprile 1992 


20 



34 


File : MOLOEX.TXT 


DAL MATTINO DI PADOVA 26 APRILE 1992: 

“MOLOTOV ANTI-EXPO' DANNEGGIA 
L'ORATORIO 

La molotov e' finita sulla moquette verde 
deirOratorio delle Maddalene ma virtualmente era 
indirizzata all'EXPO di Siviglia. Il rudimentale or- 
digno una bottiglia piena di benzina non e' nem- 
meno esplosa ed ha provocato danni irrisori: ha 
bruciato la tela di un paio di sedie ripieghevoli e 
rovinato un paio di metri quadri di pavimento in 
moquette. A lanciarla e' stato un giovane che si e' 
presentato all'ingresso della chiesa con il voloto 
semicoperto da un fazzoletto. Dopo aver scara- 
ventato la molotov verso il centro della chiesa e' 
fuggito in sella ad un motorino senza targa con- 
dotto da un complice. Il fatto e' avvenuto alle 18.55 
all'Interno dell'oratorio di Via San Giovanni da 
Verdara in quel momento c'erano 6 persone per la 
chiusura della Mostra "Il giardino immaginato" 
Sdurata due giorni) dei pannelli realizzati per la 
mostra "Il paesaggio del Mediterraneo" che si 
svolgerà' nei prossimi giorni a Siviglia nell'ambito 
dell'EXPO''92. La bottiglia incendiaria e' rimbalzata 
su una sedia e ha concluso la sua corsa sul pavi- 
mento senza esplodere. L'attentato incendiario e' 
stato rivendicato poco dopo con una telefonata al 
nostro giornale : "contro la repressione a Siviglia, 
liberta' ai compagni. BOICOT EXPO" 

Ieri un altro "commando" aveva imbrattato con 
scritte a vernice spray la sede ANSA di Mestre: 
identico lo scopo." 


DAL GAZZETTINO DI PADOVA 26 APRILE: 

“ATTENTATO INCENDIARIO ALLA MOSTRA 
SUI GIARDINI DESTINATI ALL'EXPO? 92. 

I danni sono lievissimi. 

E' stato rivendicato con una telefonata all'ANSA di 
Venezia l'attentato incendiario di ieri pomeriggio 
alla Mostra sull'Orto Botanico che andra' all'EXPO' 
92. Una anonimo ha detto di parlare per conto 
della sedicente organizzazione "BOICOT EXPO'"; 
poi ha agginuto che l'attentato e' stato compiuto 
contro la repressione operata a Siviglia. Erano le 
19.00 quando un giovane con il volto travisato e' 
antrato all'Auditorium delle Maddalene in Via Gio- 
vanni da Verdara in mano aveva una bottiglia in- 
cendiaria. L'ha lanciata. La molotov e' finita sotto 
una sedia e ha provocato lievissimi danni. Ce' 
stato solo panico tra i presenti. Il giovane e' fuggito 
con un complice in sella a un ciclomotore." 


21 



35 File : POLE- 

FIN1.ZIP 


POLEMICA COL FILE FINE- 

SOC.DOC 

ED ALTRE NOTE. 

La lettura della realtà che ha 
fatto il compagno che ha redatto 
questo documento ha destato in 
me notevole interesse, anche se 
mi trova in pressoché totale di- 
saccordo. 

Cercherò di motivare tale di- 
saccordo in questo scritto. 

L'asprezza polemica in certi 
punti non deve trarre in inganno 
circa il rispetto personale nei 
confronti dell'autore di FINE- 
SOC; credo anzi che proprio il 
rispetto profondo per l'altrui la- 
voro teorico, sia maggiormente 
sottolineato proprio dalla 
puntualità della polemica. Voglio 
inoltre ricordare che la teoria per 
ogni rivoluzionario è stretta- 
mente correlata alla pratica, 
ecco perchè la correttezza di 
impostazione teorica è così im- 
portante per l'attuazione di una 
pratica politica corretta ed effi- 
cace. 

Condivido peraltro la scelta 
dell'autore di non firmare 
l'articolo, se tale scelta proviene 
dalla convinzione che il lavoro 
teorico, anche là dove è opera 
individuale, rientri nel patrimonio 
complessivo del movimento 
(specie quando aquisisce rilievo 
informatico). Nella critica sotto 
esposta mi sono avvalso anche 
dell'articolo pubblicato dallo 
stesso autore sulla rivista 
"Invarianti" n°19-20 inverno 91- 
92 pubblicato da pag. 74 in poi 
(fatto suggeritomi dall'autore 
stesso) e da Spleen1.zip, file 
rinvenibile nelle aree 
"comunicazione" di ECN. 

Per comodità ho deciso di dare 
un nome di battesimo di "rete" 
all'autore di FINESOC: dato che 
io mi sostituisco a lui nella scelta 


di tale appellativo ho deciso di 
chiamarlo "Alter-ego" (del resto, 
se ci riflette, è stato proprio lui a 
suggerirmi di utilizzare un gergo 
speciale nella realizzazione di 
questo inizio di polemica), ma la 
scelta di questo nome in parti- 
colare deriva dalla profonda 
condivisione dell'opzione se- 
condo la quale "siamo nell'epoca 
in cui non bisogna tenere per sé 
i propri appunti" anche se tali 
appunti non rappresentano an- 
cora la soluzione definitiva a 
tutte le questioni teoriche aperte. 
Infine Alter-ego perchè anche 
lui, come me, ha il coraggio, ma 
anche il desiderio, di esporsi al 
rischio dei pubblico ludibrio. 


Per utilizzare i punti analitici in- 
dividuati da Alter-ego preciserò 
che: 

A. non credo si possa parlare in 
modo categorico di "morte del 
sociale", perlomeno nel senso in 
cui se ne parla in questo 
scritto; 

B. esattamente all'opposto di 
Alter-ego, ritengo che sia ormai 

sempre meno possibile parlare 
di qualsiasi percorso di 
liberazione che non inizi dal 
presupposto della riappropria- 
zione sociale dei mezzi di pro- 
duzione, cioè che non ci sia più 
lo spazio per conquiste parziali 
aH'interno della logica del 
sistema (fine storica di ogni 
spazio per il riformismo); 

C. contesto decisamente che il 
processo di informatizzazione 
della 

società sia un capitolo già con- 
cluso anziché "in fieri" e che 
quindi non esista la possibilità 
storica di dare un volto di 
classe alla rivoluzione informa- 
tica. 


TEMPO DEL SOGGETTO = 
NUOVO MODO DI VIVERE IL 
SOCIALE 

L'analisi che presenta gli esseri 
umani come puri fruitori di 
messaggi mass-mediali è errata 
nella sua pretesa di generalità. 

Tale pretesa è molto chiara se 
si tiene conto del fatto che Alter- 
ego afferma a pag.74 di inva- 
rianti che siamo di fronte alla « 
...scomparsa del concetto tradi- 
zionale di "territorio"...» e che 
«...Nei paesi capitalisti avan- 
zati, i media sono i veri 
agenti di riproduzione della forza 
lavoro: invadendo l'immaginario 
collettivo, informano la società e 
SI FANNO TERRITORIO.» (il 
maiuscolo è nell'originale ma la 
sottolineatura è mia). 

Gli individui sono "anche" fruitori 
della spettacolarizzazione so- 
ciale, sono anche ricettori più o 
meno passivi di messaggi ma il 
voler dire, come sembra fare 
Alter-ego, che questa è l'unica 
dimensione dei soggetti è irrea- 
listico oltre che fuorviante. 

Infatti, interpretando letteral- 
mente il concetto sopraeposto, si 
è tentati di associarlo ad una 
vecchia strofa moralista del 
Vangelo che si imparava un 
tempo a catechismo. Essa reci- 
tava:«Non di solo pane vive 
l'uomo, ma di ogni buona parola 
che esce dalla bocca del Si- 
gnore». Nella nuova interpre- 
tazione alter-eghista secondo la 
quale "i veri agenti di riprodu- 
zione della forza- lavoro" sono i 
"mass-media" (tiè ai mezzi di 
produzione), tale frase potrebbe 
a tutt'oggi suonare:«Non di 
pane vive l'uomo, ma solo di 
ogni messaggio che esce dalla 
bocca dei Mass-media!». 

E non è casuale la sostituzione 
del "Signore" coi "Mass-media", 
in quanto ponendo questi ultimi 
come i nuovi creatori assoluti 
della così detta "realtà virtuale" 
(che, in fin dei conti diventa poi 


22 



l'unica realtà concretamente 
percepita e quindi l'unica realtà 
tout-court), Alter-ego si pro- 
muove ad inventore di una 
nuova metafisica 

"scientificamente fondata", 
all'interno della quale ritroviamo 
tutti i vecchi concetti sulla pree- 
sistenza dell'idea rispetto alla 
realtà, solo ridisegnati in chiave 
"post-moderna". 

E' esattamente dalla confusione 
della "parte" col "tutto", cioè dalla 
ipostatizzazione del soggetto 
come puro fruitore di immagine 
sociale che nascono tutti gli er- 
rori analitici che descriveremo in 
seguito. Probabilmente se Alter- 
ego si fosse limitato ad analiz- 
zare l'impatto mass-mediale 
sulla società e quindi sugli indi- 
vidui, il suo lavoro avrebbe 
conservato spunti di notevole 
interesse (che in parte perman- 
gono comunque e che cercherò 
di evidenziare). 

Oltre a questo vi è un'utilizzo 
improprio della parola "sociale". 
Infatti, il "nostro", utilizza tale 
termine come se fosse una so- 
stanza, tant'è che qualcuno 
leggendo della "morte del so- 
ciale" avrebbe potuto commuo- 
versi, magari pensando alla di- 
partita di un suo caro amico. 

Tanto per chiarire ulteriormente 
le obiezioni mosse finora al ca- 
pitoletto FINE DEL SOCIALE = 
TEMPO DEL SOGGETTO, in- 
tendo riportare la definizione che 
il vocabolario Zingarelli della 
lingua italiana dà del termine 
"sociale";«Che si riferisce 
ail'ambiente in cui si svolge la 
propria vita, per tutto ciò che 
concerne il lavoro, i rapporti con 
gli altri, i contatti umani a ogni 
livello e simili». Talché, per fi- 
nire il sociale, dovrebbero sem- 
plicemente finire... gli esseri 
umani! 

Ma lasciamo perdere le diatribe 
semantiche per tornare a quelle 
più propriamente politiche. 


Il pensare al "sociale" come ad 
un tutto unico ed indifferenziato, 
significa oltretutto perdere ogni 
punto di vista classista 
nell'analisi, appunto, del 
"sociale". Questo è confermato 
dal passo in cui, parlando delle 
"menti prespettacolari". Alter- 
ego afferma:«..., qualsiasi po- 
stazione queste occupassero nel 
gioco dello Homo homini lupus 
(cioè dello stato borghese, 
n.d.r.)». Anche in questo caso 
si evidenzia come l'impostazione 
metafisica scelta da Alter-ego 
(forse in modo parzialmente in- 
consapevole?), finisce per ori- 
ginare un'impostazione che po- 
tremmo definire "metaclassista", 
cioè "al di là delle classi", e 
quindi al di là del materialismo e 
del marxismo (e lo affermo pa- 
catamente, senza l'idea di lan- 
ciare alcuna scomunica. Anzi la 
preoccupazione di essere frain- 
teso in tal senso, cioè la preoc- 
cupazione che qualcuno possa 
pensare che con questo scritto 
intendo rilanciare una di quelle 
dispute "meravigliose" così di 
moda negli anni '70, nelle quali 
tra compagni ci si accusava a 
vicenda di essere "opportunisti" 
nel migliore dei casi e "nemici 
della rivoluzione" nei peggiori, 
preciso quanto segue: TALE 
SCRITTO NON INTENDE 
PORRE IN ALCUN MODO IN 
DISCUSSIONE L'OPZIONE RI- 
VOLUZIONARIA DEL REDAT- 
TORE DEL DOCUMENTO OG- 
GETTO DI POLEMICA. Chi 
scrive non ritiene in nessun 
modo nè ambisce ad essere 
"sacerdote" del "verbo marxista" 
e preferisce lasciare ai teologi 
l'interpretazione delle "sacre 
scritture". Preciso inoltre che non 
è detto che un'interpretazione 
marxista più classica sìa più utile 
allo sviluppo dell'azione rivolu- 
zionaria nella nostra epoca. 
Questo perché sia chiaro che il 
dire che un'impostazione teorica 
di un certo tipo si pone al di fuori 
del campo marxista di indagine 
della realtà, non è ancora suffi- 


ciente per dimostrarne 
l'inadeguatezza storica e 
l'inservibilità politica). 

Comunque non è tanto la pole- 
mica parola per parola o la defi- 
nizione del "paradigma di riferi- 
mento" che mi interessa, quanto 
il confronto tra le diverse pro- 
spettive analitiche che ci carat- 
terizzano. 

La mia analisi su quel fenomeno 
che accetto di definire 
"individualismo di massa” è 
molto più positiva rispetto a 
quella di Alter-ego. Ritengo cioè 
che il tentativo, sempre più dif- 
fuso tra gli individui che abitano 
nelle zone capitalisticamente più 
sviluppate, di crearsi percorsi 
individuali (seppur sempre mer- 
cificati) di approccio alla realtà 
sociale, abbia anche aspetti po- 
sitivi oltre quelli negativi, abbi- 
sogni cioè dì una valutazione 
dialettica. 

Se pure è vero che le "scelte" 
riservate ai vari soggetti, più o 
meno proletarizzati, nell'agìre 
sociale sono sempre predeter- 
minate dal sistema e che quindi 
viviamo in un mondo di eterodi- 
retti, cioè dì persone che, per 
quanto si sforzino di fare scelte 
personali, girano in tondo, cioè 
finiscono sempre e comunque 
per essere fruitori di scelte che 
altri hanno preconfezionato, 
purtuttavia è sempre una solu- 
zione preferibile rispetto a quella 
di chi non si può permettere 
neppure l'illusione della scelta. In 
altri termini: è meglio mangiare 
in una mensa di fabbrica nella 
quale puoi scegliere tra varie 
portate diverse, piuttosto che 
mangiare in un'altra mensa di 
fabbrica nella quale vi è solo la 
possibilità di mangiare pane e 
cipolla. Sarà anche vero che nel 
secondo caso è più facile indi- 
viduare il disagio e, di conse- 
guenza, la condizione di op- 
pressione, ma se chi, avendo 
coscienza antagonista, si trova 
nella prima condizione e rim- 


23 



piange la seconda perchè anche 
gli altri operai erano in grado di 
individuare più facilmente 
l'oppressione anziché cadere 
nell'illusione di libertà prodotta 
dalle pseudo-scelte, significa 
che non è all'altezza di proporre 
un'alternativa superiore. 

Voglio soffermarmi su questo 
concetto perchè è importante. 

Ricordo di quando facevo ap- 
prendistato rivoluzionario ed un 
compagno mi erudiva giusto sul 
concetto di "illusione delle al- 
ternative". Faceva questo 
esempio:«lmmagina un padre 
che abbia intenzione di mandare 
a letto il proprio figlio. Di fronte 
alla riottosità del figlio, anziché 
ricorrere alla repressione della 
serie "botte e a letto senza 
cena", tale genitore pone al figlio 
la seguente domanda; "Vuoi 
andare a letto alle 9 o alle 9 e 
mezzo?". Ovvia la soddisfatta 
risposta del figlio "alle 9 e 
mezzo", ma dicendolo egli ha già 
accettato il gioco paterno auto- 
costringendosi ad andare co- 
munque a letto ad un orario 
evidentemente accettabile per il 
padre. Le discussioni che pos- 
sono intrecciarsi su quale prefe- 
rire tra queste due forme di op- 
pressione, sono potenzialmente 
infinite ed altrettanto inconclu- 
denti (anche se ad occhio prefe- 
rirei la seconda, perchè odio 
andare comunque a letto presto 
ed oltretutto ammaccato e senza 
cena!). Appare però subito ovvio 
che esiste una terza alternativa: 
sarebbe preferibile che il bam- 
bino potesse seguire libera- 
mente i suoi ritmi naturali. Ecco 
quindi che quando siamo in 
grado di proporre un'alternativa 
superiore, cadono tutti i discorsi 
sulla famosa "lana caprina". Ed 
ecco perchè inorridisco quando 
sento in officina degli operai che, 
parlando dei nostri colleghi 
dell'est, affermano che sono stati 
dei veri sciocchi a cadere nello 
specchio per allodole del co- 
siddetto "modello occidentale". 


Inorridisco perchè ritengo incre- 
dibilmente cinico chi, avendo la 
pancia piena, deride chi, con la 
pancia vuota e sognando un 
modo per riempirla, cade in un 
trabocchetto. 

Nei fatti il vero problema a cui 
debbono rispondere i rivoluzio- 
nari del 2000 è: esiste 

un'alternativa superiore 

all'esistente? 

Per ora preferisco ritornare alla 
critica del lavoro di Alter-ego, 
cosa che ci consentirà mano a 
mano di arrivare ad una ipotesi 
di soluzione di questo quesito. 

Quindi, per finire rispetto al ca- 
pitoletto sulla "morte del sociale", 
cito una frasettina tratta da 
SPLEEN1.ZIP, che descrive ef- 
ficacemente la realtà at- 
tuale: «Incontriamo in situazioni 
occasionali individui separati che 
vanno seguendo il caso. Le loro 
emozioni divergenti si neutra- 
lizzano e mantengono il loro 
ambiente di noia.». E' proprio 
questa la situazione in cui si di- 
batte la nostra società. Il prole- 
tariato diffuso cerca disperata- 
mente l'alternativo, l'esotico, (dal 
corso di hata-yoga al ristorante 
afro-cubano-sino-giapponese, 
dalla vacanza Alpi-tour ad 
emozione programmata al 
trekking su percorsi iperverificati) 
ma non fà che aggirarsi tra cibi 
precotti. Quindi il tessuto sociale 
anziché essere morto è, al con- 
trario, iperattivizzato 

dall'affannosa ricerca da parte 
degli individui che lo compon- 
gono di una qualche emozione, 
di quella realtà vitale alla quale 
anelano rimanendone continua- 
mente esclusi. Il proletariato 
delle zone maggiormente indu- 
strializzate è composto da indi- 
vidui sempre più incapaci di co- 
municare tra loro proprio perchè 
non hanno nulla da raccontarsi, 
poiché non sono mai 
"protagonisti" di nulla ma solo 
fruitori passivi (credo che Alter- 
ego si ritroverà d'accordo con 


me in questo passo). E questo 
dimostra che il capitalismo, an- 
che là dove sembra essersi 
espresso nelle sue migliori rea- 
lizzazioni, è un sistema incapace 
di produrre realtà a misura di 
essere umano. Dimostra cioè 
che il capitalismo è un sistema 
produttore di morte e degrada- 
zione sociale. Il capitale, in altri 
termini, permette un'espressione 
solo parziale delle potenzialità 
umane: ma ciò significa che esi- 
stono immense riserve di ener- 
gia psico-fisica, di desiderio di 
protagonismo che sono utilizza- 
bili da un punto di vista rivolu- 
zionario! Significa cioè che il 
tessuto sociale, anziché essere 
morto, è, da un punto di vista 
rivoluzionario, un'incredibile mi- 
niera di energia e potenzialità 
inespresse, cioè di vita! 
(vedremo cosa pensa di questo, 
invece). 

Del resto se la realtà non fosse 
dialettica, vitale e, quindi, con- 
traddittoria, dovremmo parlare 
non solo di fine del sociale, ma, 
più propriamente, di "fine della 
storia". Ma se così fosse, come 
potrebbe lo stesso Alter-ego 
accettare d! scrivere nel suo 
documento la frase che riporto 
sempre da SPLEEN1.ZIP;«Noi 
rovineremo queste condizioni 
facendo apparire in qualche 
punto il segnale incendiario dì un 
gioco superiore". Perchè questa 
frase prevede come realistica 
l'ipotesi dì un gioco superiore! 

Vediamo dunque per quali 
strade Alter-ego immagina dì 
proporre un'alternativa possibile, 
analizzando il capitoletto, relativo 
al punto B, che egli intitola "Lo 
spazio come bisogno radicale e 
la corporeità mutante" e che in- 
vece io intitolerò 


24 



L'UNITA’ DEL MOLTEPUCE 
ovvero IL FUTURO CI APPAR- 
TIENE 

Questa è la parte apparente- 
mente più "escandaiosa" del suo 
documento, ma come tenterò di 
dimostrare, non è altro che la 
necessaria conseguenza della 
sua impostazione. 

C'è un concetto ricorrente ormai 
negli scritti di Alter-ego: è il su- 
peramento dato per scontato del 
problema della riappropriazione 
dei mezzi di produzione da parte 
del proletariato. 

Vediamo un pò:«Non c'è più 
nulla da espropriare, la produ- 
zione si basa tutta su progetti di 
morte. Non c'è più nulla da au- 
togestire...» (da Invarianti, 
pag.75 IV); «La "ricchezza" 
prodotta oggi dal capitale è 
"sterco che non si può utilizzare 
neppure più come letame".» 
(da FINESOC, inizio capitoletto 
"Lo spazio come bisogno 
ecc..."); «Ci troviamo inoltre a 
che fare con la sopraggiunta 
inutilità, nei paesi capitalistici 
avanzati, di espropriare i mezzi 
di produzione (che è oggi prin- 
cipalmente PRODUZIONE DI 
MORTE) ...» (Cfr. FINESOC, 
punto B prima pag.). 

Anche qui però mi viene da 
pensare che Alter-ego giunga a 
queste affermazioni non per una 
spassionata analisi della realtà 
concreta ma che, al contrario, 
arrivi a queste conclusioni per 
giustificare un suo pregiudizio. 

Partiamo dunque dal pregiudi- 
zio. 

Alter (ego) parte dal concetto 
che l'unica possibilità residua di 
lotta, sia quella della lotta per i 
centri sociali, vista non più come 
un passaggio, un'articolazione 
tattica del movimento che si è 
rivelata una felice interpretazione 
di una certa fase storicamente 
determinata: no, il nostro fà di 


più, ed ancora una volta tra- 
spone ciò che dovrebbe essere 
solo fenomenico e transeunte, in 
ciò che sarà ultimo e definitivo. 
Trasforma quindi il mezzo in fine, 
realizzando un'esperimento già 
riuscito ad inizio secolo a Bem- 
stein, il che è strano. I due per- 
sonaggi sono, infatti, apparen- 
temente agli antipodi poiché Al- 
ter-ego è certamente un rivolu- 
zionario, mentre Bernstein era 
sicuramente un riformista. Ep- 
pure ambedue si ritrovano in- 
credibilmente d'accordo su un 
punto e cioè nella famosa defi- 
nizione Bernsteiniana secondo la 
quale "il movimento è tutto, il fine 
è nulla". Dunque Alter-ego agi- 
sce da rivoluzionario ma pensa 
da riformista? Questo è esatta- 
mente ciò che tenterò di dimo- 
strare. 

Innanzi tutto vediamo se è vero 
che i centri sociali, la loro con- 
quista, realizzazione e manteni- 
mento e la "purezza rivoluziona- 
ria" degli stessi, sono l'unico fine 
possibile per Alter-ego. 

Da Invarianti, 

pag.74:«Riprendersi la città? E 
per farne che? ... Piuttosto, di- 
struggere l'eccentrico obbligato 
per costruire, tra le vie brulicanti, 
un'anticittà senza visibili confini, 
in cui un viandante non riesca a 
cogliere il preciso istante 
dell'ingresso o dell’uscita.» Già 
qui è interessante notare 
l'ambizione all'invisibilità e alla 
non percettibilità alla quale pare 
aspirare Alter-ego. 

Da Invarianti, pag. 79 l:«Gli 
spazi occupati sono una por- 
zione di interzona; le interzone 
sono i luoghi dove fioriscono e si 
scontrano le varie 

sub/contro/culture, sono le nic- 
chie di tempo scavate 
dall'incessante scambiarsi dei 
termini del recupero e 
dell'anticipazione, dove ogni 
segno è ambivalente. Occorre 
stare nell’interzona, correre sul 
confine tra anticipazione e re- 


cupero, lavorare su come i se- 
gnali del comando possano es- 
sere deviati-ricaricati per creare 
insubordinazione e riprodurre 
per contagio l'autonomia so- 
ciale.» Insomma: se è vero che 
gli spazi occupati sono una por- 
zione di interzona e che occorre 
stare nell'interzona, ne consegue 
che bisogna stare negli spazi 
occupati e da lì "contagiare" il 
mondo circostante. 

Resta aperto un "piccolo" que- 
sito: COME contagiare lo spazio 
circostante? 

(Apro volutamente una breve 
parentesi, cioè "un'interzona", 
nel discorso che sto facendo. 
Franco Crespi nel suo tomo "Le 
vie della sociologia", definisce la 
"coscienza" come "il luogo della 
differenza tra il determinato [cioè 
l'esterno, l'oggettivo] e 
l'indeterminato [cioè l'interno, il 
soggettivo]". In altre parole la 
coscienza è una vero e proprio 
luogo di interzona. Vuoi vedere 
che, in fondo in fondo, col suo 
discorso sull'interzona Alter-ego 
finisce col sottintendere che la 
rivoluzione è un problema di 
coscienza?! E' solo un problema 
di coscienza per te. Alter-ego? 
Non ti facevo così ... religioso 
nell'ipotizzare che il cambia- 
mento sociale derivi solo ed 
esclusivamente dal cambia- 
mento coscienziale!) 

Da FINESOC, paragrafo "LO 
SPAZIO... ecc.":«...il BISOGNO 
DI SPAZIO: spazio del corpo, 
spazio per viverci, per farci 
qualcosa, per incontrarvi l'altro 
da sè. ... In questo scenario 
neonaturale si giocano le chan- 
ces dell'antipotere: lo spazio è 
un bisogno qualitativo, una volta 
espropriato e devalorizzato 
(spogliato della forma merce) ha 
un suo polimorfo "valore d'uso". 
Occorre però non rifarne il luogo 
dell'abitudine, delle catene affet- 
tive che ristabiliscano il sacro 
deH'"oggettualità allestita", bensì 
il luogo di una deriva continua. 


25 



una cartografìa che ogni giorno 
l'azione mandi al macero. ...». 

Come si può vedere, tutta 
l'analisi di Alter-ego parte dalla 
realtà dei centri sociali, riteorizza 
il ruolo degli stessi al fine di ot- 
tenere un discorso per i centri 
sociali e che torni ai centri stessi 
in un vorticoso girare e rigirare 
su sè. Non è certo un caso che 
l'articolo su invarianti si concluda 
dicendo che bisogna "mirare 
principalmente a stupire sè 
stessi, RIUSCIRSI IMPREVEDI- 
BILI.» (la sottolineatura è mia), 
cioè, in un certo senso, guar- 
darsi allo specchio con un naso 
fìnto e "stupendosi di sè stessi" 
osservare compiaciuti il proprio 
... ombelico! 

NeH'immaginario di Alter-ego il 
ruolo dell'Autonomia deve ridursi 
alla "vocazione alla marginalità". 
Infatti (ancora pag.79 di Inva- 
rianti) :<<Oggi dobbiamo asso- 
lutamente evitare di opporre 
confini a confini, adeguare il no- 
stro intervento alle derive ec- 
centriche di cui la città è il con- 
tenitore, trasformare il nomadi- 
smo da necessità (l'essere sulla 
strada dopo aver subito uno 
sgombero, il girovagare abulico 
dei periodi di scoramento) in 
virtù (non essere mai dove ci 
aspettano, fingere di tracciare i 
confini di uno spazio "liberato" 
mentre si prepara una nuova 
ANABASiS daH'uscita poste- 
riore)». E' il mito del rivoluzio- 
nario zingaro, per il quale, esat- 
tamente come si diceva all'inizio, 
"il movimento è tutto, il fine è 
nulla". Attenzione: ho il massimo 
rispetto per la cultura zigana, 
che ha diversi spunti di interesse 
ma che è sempre stata e sempre 
sarà una cultura della margina- 
lità, che non intacca, nè intende 
farlo, il substrato sul quale so- 
pravvive (substrato dal quale è, 
oltretutto, fortemente influen- 
zata). 

Ma non esistono zone total- 
mente liberate. Non possiamo 


pensare ai centri sociali come a 
dei moderni monasteri aH'interno 
dei quali ì “puri" evitano di farsi 
contaminare dalla corruzione del 
mondo circostante. Nè è corretto 
immaginare la raltà come uno 
specchio deformante, sul quale i 
Centri Sociali Occupati sareb- 
bero delle microfessurazioni che 
debbono via via associarsi alle 
altre microfratture attendendo la 
definitiva rottura dello specchio 
stesso, rottura provocata però 
dalle contraddizioni stridenti che 
la stessa "struttura" dello spec- 
chio invariabilmente crea, anzi- 
ché su un'attiva e cosciente 
azione di distruzione dal basso 
di una realtà oppressiva. E' 
questo che intende Alter-ego 
quando scrive che "...il nostro 
scopo dev'essere ASSECON- 
DARE L'ENTROPIA, anticiparne 
l'avanzare e prepararsi a PRO- 
SPERARE SUL CAOS." 
(op.cit.pag.79). In certo qual 
modo tale impostazione è poco 
diversa da quella dei marxisti 
meccanicisti, che vedevano 
l'approdo al socialismo come 
una ineluttabile necessità storica 
e che quindi potevano permet- 
tersi, come dice un'antico pro- 
verbio orientale, di "sedere lungo 
il fiume ad attendere il passaggio 
del cadavere del proprio ne- 
mico". 

Mi pare che Alter-ego, in buona 
sostanza, butti via la parte più 
feconda del pensiero marxista e 
trattenga quella che si è rivelata 
più fallace. Infatti ritiene superata 
tutta l'analisi strutturale, cioè la 
parte che analizza la struttura 
economica e che individua nel 
metodo di produzione capitalista 
la contraddizione principale da 
abbattere, e continui invece a 
ricercare spasmodicamente "il" 
soggetto rivoluzionario che sarà 
l'artefice del "mondo nuovo e li- 
berato". Non è un caso, a questo 
proposito, che il nostro in FINE- 
SOC prenda la seguente cita- 
zione dal testo "LE VERITÀ' 
NOMADI" di Negri e Guat- 
tari:«Non è affatto un para- 


dosso dire che SOLO LE MAR- 
GINALITÀ' SONO CAPACI DI 
UN1VERSALITA'(...) la verità 'a 
portata di universo' si costituisce 
con la scoperta dell'amico nella 
sua singolarità, dell'altro nella 
sua irriducibile eterogeneità, 
della comunità solidale nel ri- 
spetto dei suoi valori e delle sue 
finalità. Questo è il 'metodo' e la 
logica delle marginalità che sono 
cosi il segno esemplare di una 
innovazione politica richiamata 
dai dispositivi produttivi attuali, 
adeguata alle trasformazioni ri- 
voluzionarie. Ogni marginalità, 
scommettendo su sè stessa, è 
dunque portatrice potenziale dei 
bisogni e dei desideri della più 
ampia maggioranza". 

lo dò un'interpretazione del tutto 
personale a questo discorso 
sulle marginalità. Sono convinto 
che presa a sè, ogni contraddi- 
zione rappresenti una margina- 
lità. In un certo senso 
neH'immaginario del proletariato 
diffuso, tutto è marginale: la 
contraddizione sul luogo di pro- 
duzione, la contraddizione fem- 
minile, la contraddizione ecolo- 
gica, la contraddizione posta 
dairìmmìgrazione, la contraddi- 
zione del disoccupato cronico, 
del senza casa, ecc. Ogniuna di 
esse contiene il tutto, ma nes- 
suna di esse è in grado di ege- 
monizzare tutte le altre. Ed è 
giusto che sia così! Provate un 
pò a raccontare a!le compagne 
che la contraddizione femminile 
può essere sussunta nella con- 
traddizione del modo di produ- 
zione capitalista: scommetto che 
ogniuna dì loro vi riderebbe so- 
noramente in faccia e con giusta 
soddisfazione! 

Purtuttavia resta vero che cia- 
scuna di tali contraddizioni è at- 
traversata e, ogniuna a suo 
modo, necessitata dal metodo di 
produzione capitalista. E allora 
compagni/e il nostro compito non 
è più quello di individuare "un" 
soggetto rivoluzionario che si 
faccia egemone, ma di collegare 


26 



le marginalità, creare quelle che 
Negri e Guattari nello stesso 
pamphlet di cui sopra chiamano 
"macchine di lotta", le quali in- 
tercomunicando e scambiandosi 
esperienze, riflessioni e sugge- 
rimenti interagiscano sinergica- 
mente per abbattere il sistema di 
produzione capitalista, vedendo 
nella sua distruzione non il fine 
ultimo delle lotte ma, al contrario, 
la premessa indispensabile per 
la realizzazione delle singole e 
differenti aspirazioni. 

li comuniSmo è un processo vi- 
tale, e non può prosperare sem- 
plicistacamente sul CAOS, ma 
sulla combinazione creativa di 
razionalità ed irrazionalità. 

Nella sua argomentazione sulla 
Corporeità Mutante, ma anche in 
tutto il resto del documento. Al- 
ter-ego sembra ridurre tutto alla 
necessità di rifugiarsi 
nell'irrazionale. Sembra di ritor- 
nare alla vecchia polemica ro- 
mantica che, dopo l'ubriacatura 
razionalistica dell'epoca dei lumi, 
tenta di ricondurre l'individuo alla 
sua dimensione emotiva. Natu- 
rale che il tutto è letto in chiave 
estremamente moderna. Qui in- 
fatti, in buona sostanza, si so- 
stiene che l'unica reazione alla 
"razionalità tecnotronica" del si- 
stema è nell'irrazionalità totale e 
portata alle estreme conse- 
guenze (il tanto agognato 
CAOS). Ancora . una volta si 
tenta di ridurre la persona ad 
una sola delle sue dimensioni: i 
razionalisti vogliono negare il 
corpo per esaltare la testa (la 
"Dea ragione"): Alter-ego vuole 
esaltare il corpo con una allegra 
... decapitazione! ('fanculo la ra- 
zionalità). 

E no, caro Alter, siamo tutti es- 
seri umani, altroché brandle- 
mosche! (brandle-mosche = 
vedi FINESOC) 

Il tentativo di ridurre gli esseri 
umani alla semplice istintualità 
corporea è un tentativo di ren- 


dere semplice ciò che è com- 
plesso. 

Oltretutto mi sembra anche 
un'impostazione maschilista. In- 
fatti il movimento femminista, a 
mio modo di vedere, ha lottato 
esattamente per emancipare la 
donna dalla sua mera corporeità, 
cioè per fare sì che le femmine 
non fossero ridotte alla sola 
espressione della loro fisicità 
estetica ed istintuale, ma perchè 
potessero entrare nella società 
tutte intere coi loro intelletti ed i 
loro corpi. Proprio per questo ri- 
tengo che a livello sociale il mo- 
vimento femminista mantenga 
grandi potenzialità da esprimere; 
penso infatti che siano ancora 
una volta le donne (e preciserei 
le donne proletarizzate, poiché 
quelle che ricoprono ruoli di po- 
tere non hanno dimostrato di 
fare grandi figure, lady Tatcher 
docet) ad essere protagoniste 
delie future auspicabili lotte per 
un avanzamento di civiltà. Il 
perchè è presto detto: storica- 
mente il rapporto di coppia si è 
sempre sorretto su rapporti di 
potere, e questo è una fregatura 
da un punto di vista femminile a 
prescindere dalla considerazione 
su chi esercitasse il potere 
all'Interno delie diverse coppie 
materialmente originatesi. 

In genere, all'interno di una so- 
cietà gerarchica, la femmina è 
"fortunata" o considerata tale se 
riesce ad accaparrarsi un ma- 
schio posto in situazione domi- 
nante: figuriamoci poi se in una 
coppia sì fatta la donna può 
mettere in discussione l'autorità 
del marito! Ma in aggiunta a ciò, 
in una società gerarchico- 
competitiva come la nostra, una 
femmina che si accoppi ad un 
maschio che, a sua volta, oc- 
cupa una posizione subalterna, 
è costretta a subire non solo la 
frustrazione personale rispetto 
alla mancata affermazione so- 
ciale ma anche a subire quella 
del marito, che sovente si riper- 


cuote su di lei anche in modo 
violento. 

Tornando al problema della 
dualità tra psichico e corporeo, è 
ancora una volta la femmina 
umana ad essere più pronta e 
più interessata ad una completa 
estrinsecazione delle potenzialità 
degli individui sia maschi che 
femmine. 

Intendo spiegarne la ragione. 

La società maschilista è una 
società psichicamente omoses- 
suale: infatti in tale realtà i ma- 
schi ricercano l'approvazione 
sociale dagli altri maschi, mentre 
le femmine temono la disap- 
provazione sociale delle altre 
femmine. 

Dunque i rapporti psichicamente 
significativi restano neH'ambito 
della comunicazione maschio 
con maschio: è in tale tipo di re- 
lazione che il maschio umano 
ricerca comprensione, amicizia e 
stima. Le "femmine" sono solo 
oggetto di conquista: possono 
fungere da trofei di caccia agli 
occhi degli altri maschi oppure 
servire da serve per la riprodu- 
zione della vita maschile o, infine 
ed in tempi più recenti, rendersi 
utili alla produzione comunicativa 
maschile, sia come oggetto di 
desiderio (mercificazione del 
corpo femminile in ogni salsa 
possibile ed immaginabile) sia 
nei ruoli subalterni di segreteria 
del lavoro maschile (questo ca- 
pita tanto sui luoghi di lavoro 
quanto là dove si pretende di 
produrre valori antagonisti, non 
dimentichiamo i famosi 'angeli 
del ciclostile', ruolo tipico riser- 
vato alle femmine nei gruppi ri- 
voluzionari anni '70). 

E' interessante notare l'effetto 
che il maschilismo produce 
nell'ambito dei rapporti tra 
donne. Si potrebbe addirittura 
stabilire una legge: più una so- 
cietà è maschilista, meno le 
donne sono solidali tra loro, vi- 


27 



ceversa più le donne sviluppano 
solidarietà interindividuale meno 
la società stessa è maschilista. 
Da questo punto di vista sono 
convinto che il discorso femmi- 
nista definito "separatista" man- 
tenga ancora validità, in un certo 
senso. Mi spiego: se con la se- 
paratezza si intende fare un di- 
scorso di donne che parlano ad 
altre donne al fine di occuparsi 
dei problemi delie donne, il ses- 
sismo separatista diventa 
astratto ed inconcludente, per la 
semplice ed elementare ragione 
che rimane in un'ottica minorita- 
ria. Se invece il separatismo 
sessista è intepretato in un'ottica 
maggioritaria, cioè è considerato 
come una fase transitoria ma 
necessaria per stabilire un co- 
dice di autoconvalidazione fem- 
minile: se tale codice permetterà 
loro di emanciparsi dalla ricerca 
dell'approvazione maschile per 
diventare produttrici indipendenti 
del loro valore sociale; a quel 
punto esse saranno in grado, nei 
fatti, di indurre "l'altra metà del 
cielo" a porsi il problema di met- 
tersi all'altezza di dialettizzarsi 
con loro, per avviarsi, questa 
volta insieme in un divenire dia- 
lettico, al raggiungimento della 
fase "eterosessuale" di sviluppo 
della società. 

(Apro qui una parentesi, pe- 
dante ma necessaria: in questo 
testo le definizioni di "fase 
omosessuale" e "fase etero- 
sessuale" della società, sono da 
intendersi nella accezione psi- 
canalitica [cioè come trasposi- 
zione dello sviluppo individuale 
allo sviluppo sociale] e non sot- 
tintendono nessun "giudizio di 
merito" rispetto alla 
eterosessualità ed alla omo- 
sessualità. Tengo a precisare 
che, al contrario, solo una so- 
cietà giunta alla fase eteroses- 
suale, cioè nella quale sia espli- 
citato al massimo il valore della 
"differenza", può non più limitarsi 
a "tollerare" l'omosessualità 
come avviene nella fase capita- 
lista attuale, ma valorizzare 


l'omosessualità come un valore 
positivo, cioè come un ulteriore 
arricchimento della complessità 
sociale.) 

Abbiamo dunque osservato 
come la contraddizione femmi- 
nile, partendo dal suo specifico, 
contenga in sè il tutto e tenda a 
lottare per una realtà sociale non 
gerarchica. Eppure la storia ci ha 
insegnato che anche il movi- 
mento femminista, ripiegandosi 
su sè stesso, tende ad essere 
riformista, al pari del movimento 
operaio nel suo complesso, al 
pari del movimento antirazzista, 
al pari del movimento studente- 
sco, al pari (beccati questa. Al- 
ter-ego) del movimento per la 
conquista degli spazi sociali, se 
tale movimento si ripiegherà su 
sè stesso. 

Il capitalismo è un nemico dut- 
tile: ha dato prova di essere 
all'altezza di ricodificare e ridurre 
a momentanea impotenza, mi- 
tigandole, le principali contrad- 
dizioni sociali che esso stesso 
inevitabilmente crea. 

Una sola cosa non può fare: 
eliminare completamente le 
contraddizioni che gli sono 
connaturate. 

In senso figurato, il capitalismo 
è come una nave-prigione-tri- 
tatutto che naviga in un mare 
chiuso e che produce continua- 
mente delle mine vaganti: fino a 
che tali mine tornano alla nave 
una alla volta, il capitale riesce 
ad otturare le falle ed anzi, 
consumando forza-lavoro, le 
mine stesse risultano funzionali 
al processo di distruzione che il 
capitale ha connaturato nella 
sua stessa struttura genetica. 

Ma provate ad immaginare cosa 
succederebbe se i marinai uti- 
lizzassero l'acqua che entra 
nelle stive per imparare a nuo- 
tare e se, nel frattempo, inven- 
tassero un sistema per radioco- 
mandare le varie mine e farle 


giungere tutte contemporanea- 
mente alla nave! Questo signi- 
ficherebbe arrivare al momento 
in cui si potrebbe definitivamente 
distruggere la nave-prigione e, 
raggiunte le rive circostanti, im- 
padronirsi finalmente del pia- 
neta. 

Cercherò di spiegare cosa in- 
tendo fuor di metafora. 

Rispetto al fatto che il capitali- 
smo sia ormai giunto nella sua 
fase decadente e che cioè abbia 
esaurito completamente qual- 
siasi potenzialità progressiva, 
concordo pienamente con Alter- 
ego. 

Infatti non solo non è più in 
grado di sviluppare ulteriormente 
i mezzi di produzione, ma con la 
promozione dell'avvento della 
fase informatica, ha messo in 
moto l'ultimo processo progres- 
sivo anche a livello sovrastrut- 
turale. Esso sta riducendosi 
sempre più ad un enorme bub- 
bone che infetta il pianeta sia in 
senso ecologico che dai punto di 
vista dei rapporti sociali. 

Ma in che modo noi rivoluzionari 
possiamo ripulire chirurgica- 
mente questo pianeta prima che 
diventi esso stesso un ammasso 
di macerie? 

Infatti non sono affatto 
d'accordo con Alter-ego quando 
sostiene che "non c'e assoluta- 
mente nulla di orwelliano nei 
nostri sistemi high-tech demo- 
cratico-spettacolari" (da Inva- 
rianti, pag.77). E' vero che lui si 
riferisce alle strutture architetto- 
niche, ma a me interessa invece 
capire quanto di Orwelliano 
tende ad esserci nella struttura 
dei rapporti sociali. Per chi ha 
letto 1984 di George Orwell ap- 
punto, sarà facile individuare 
come almeno due delle sue pre- 
visioni futuristiche si siano rive- 
late esatte: la prima è relativa 
alla falsificazione sistematica 
della storia perpetrata sciente- 


28 



mente tramite i mass-media. 
Essa viene, proprio come ipo- 
tizzava Orwell, via via riletta, 
aggiornata e modificata ad uso e 
consumo delle classi dominanti. 
Qualche esempio? Ne "La lunga 
notte del comuniSmo", pro- 
gramma in onda su Rai uno 
pochi mesi fà, si dice in apertura 
che Lenin accentrò tutto il potere 
nelle sue mani e che Stalin, 
quindi, ereditò una dittatura 
personale direttamente dalle 
mani del suo "predecessore". 
Ora: questa non è solo una let- 
tura superficiale ma è proprio 
una falsificazione della storia! 
Un'altro esempio ancora più 
eclatante è quello di quel filone 
pseudo-storicista che in Ger- 
mania stà iniziando a negare 
l'esistenza stessa dei Lagher 
nazisti! 

Passiamo alla seconda intui- 
zione Orwelliana: egli prevedeva 
che i sistemi dittatoriali del fu- 
turo, avrebbero avuto bisogno di 
un nemico esterno. E' esatta- 
mente ciò di cui abbisogna oggi 
il capitale sia per diretta espe- 
rienza nel Golfo, sia per ammis- 
sione degli stessi pennivendoli di 
regime. 

Ma è un'ulteriore intuizione di 
Orwell quella che, secondo me, 
è più utile per capire quale futuro 
ci può riservare una società ca- 
pitalisticamente strutturata. 

Egli intrawede la possibilità che 
si costruisca una polarizzazione 
sociale proprio di tipo tecnocra- 
tico: da una parte un piccolo 
apparato di tecnocrati, succubi di 
un asfissiante controllo perso- 
nale, di una morale sessuo-re- 
pressiva ma purtuttavia facenti 
parte di una “casta privilegiata". 
Sotto a questo una massa di 
"prolet", individui iperatomizzati, 
vittime quasi totalmente incon- 
sapevoli di un sistema al di fuori 
del loro controllo, privi di ogni 
codice di comportamento e 
quindi amorali e, aggiungo io, 
membri attivi di una realtà ma- 


fiosamente gestita. In altri ter- 
mini: individui immersi nel 

CAOS. 

Ora: se questo è un futuro pos- 
sibile (e secondo me lo è, basti 
analizzare la tendenza evolutiva 
della società statuniten- 
se), significa che attendere con 
fiducia ed anzi stimolare 
l'avvento del Caos sociale come 
propone Alter-ego, significa fare 
nientemeno che il gioco della 
borghesia. 

Per dare finalmente una rispo- 
sta agli interrogativi sul futuro 
possibile visto da un'angolazione 
proletaria, scrivo l'ultima parte 
del documento che oltre ad es- 
sere, come di consueto, in 
aperta polemica con il capitoletto 
di Alter-ego intitolato 
"VALLANZASCA A SILICON 
VALLEY", rappresenta la parte 
più pretenziosa del documento 
stesso, tant'è che la intitolerò: 


ALCUNE IPOTESI PER LA CO- 
STRUZIONE DEL 

"MOVIMENTO" CHE, REAUZ- 
ZANDO UN NUOVO STATO DI 
COSE, "ABOLISCE LO STATO 
DI COSE PRESENTI". 

Per iniziare questa parte del 
discorso, utilizzo due definizioni 
dell'esperimento scientifico tratte 
da SPLEEN1.ZIP: «... 

l'esperimento non è una osser- 
vazione oggettiva della realtà al 
fine di conoscerla, ma 
un'operazione di cui la scienza si 
serve per "formare" la realtà ai 
propri fini.»: «"In generale si 
può osservare che lo strumento 
di misura usato nell'esperimento 
turba l'oggetto naturale, non 
tanto perchè esso sia adoperato 
da osservatori umani, quanto 
perchè è esso stesso un oggetto 
naturale e fisico e pertanto è 
sottoposto alle medesime leggi 
fisiche della teoria in base alla 
quale l'esperimento viene pre- 
disposto. Ciò conferma, come 
aveva intuito Duhem, che 
l'esperimento è sempre meto- 
dologicamente e concettual- 
mente dipendente dalla teoria 
che ne fà uso..."». 

Condivido a fondo tale impo- 
stazione metodologica che, in 
apparenza, anche Alter-ego 
condivide poiché è lui che per 
primo la riporta in un suo docu- 
mento. Eppure intendo dimo- 
strare che in realtà Alter-ego, 
proprio a causa della sua impo- 
stazione metodologica generale, 
ha una visione positivista della 
scienza, e tende a pensare di 
poter analizzare oggettivamente 
la realtà. Mi servirò di due cita- 
zioni per sostenere questa tesi. 
Sono prese da FINESOC 
(VALLANZASCA ecc.):« Ci 
siamo già occupati diffusamente 
di come i sistemi pseudorizoma- 
tici di informazione e le tecnolo- 
gie presuntamente 

''demassificanti" in realtà non 
facciano che frantumare la ver- 
ticalità del rapporto emittente- 
ricettore, ristabilendo in modo 


29 



ancor più totalitario l'appendicità 
del soggetto nel processo co- 
municativo.»; e ancora:«... 
l'appendicità delle unità umane 
alle scelte del videodrome è or- 
mai un'invariante del dominio 
capitalistico, ...». Come si vede, 
queste analisi vengono poste da 
Alter in modo assiomatico, 
dandone per scontata la veridi- 
cità: in realtà, di nuovo, esse 
sono accettabili solo se poste in 
veste problematica, come una 
tendenza che è insita nella rivo- 
luzione informatica fino a che 
essa viene gestita capitalistica- 
mente, ma non è vero che la ri- 
voluzione informatica stessa ha 
questa tendenza in modo ne- 
cessario, univoco ed inevitabile. 

E' proprio l'idea che non esista 
nessuna possibilità di dare 
un'interpretazione proletaria 
dell'informatizzazione sociale 
che spinge il nostro a sostenere 
che:«"L'informazione è una 
galera. Nostro dovere è di eva- 
dere."; e ancora "... bisogna 
imparare ad EVADERE dalla 
società di controllo-comunica- 
zione ..."». Questo "comuniSmo 
da evasione" è la base che giu- 
stamente Alter-ego pone per 
«... prepararci alle lotte dei 
giorni a venire, lotte inedite, im- 
prevedibili perchè "al di là del 
sociale", irrapre-sentabili perchè 
"al di là del politico"», il che mi 
sembra un modo per arrivare 
alla rivoluzione comunista nell'... 
al-di-là! 

Ma se è vero che la scienza non 
è neutra, ma al contrario "di 
parte", è altrettanto vero che ol- 
tre alla lettura capitalista 
dell'esperimento in atto di infor- 
matizzazione sociale, se ne può 
dare anche una lettura comuni- 
sta-rivoluzionaria, 0 proletaria se 
si preferisce. 

Cercherò ora di descrivere le 
differenze che caratterizzano le 
sovrastrutture sociali dell'era in- 
formatica rispetto a quelle 
dell'era burocratica. 


Nel recente passato i problemi 
posti dall'esigenza di centraliz- 
zare le informazioni necessarie 
alla gestione di società com- 
plesse come quelle a sviluppo 
capitalistico, furono risolti con la 
creazione di enormi strutture 
burocratiche, che avevano 
esattamente la funzione di rac- 
cogliere, coordinare e smistare 
le informazioni stesse. Tali 
strutture svolgevano anche fun- 
zioni di controllo e repressione 
ed il principio fondamentale del 
funzionamento di tali burocrazie 
era quello del "segreto". Infatti 
esse gestivano fette anche con- 
sistenti di potere proprio grazie 
al monopolio di certe informa- 
zioni. Tali burocrazie erano for- 
mate da decine o centinaia op- 
pure anche centinaia di migliaia 
di individui. Gli stati sono un 
esempio tipico di tali realtà. A 
proposito proprio degli stati e del 
principio del segreto, cito un 
breve passaggio dal testo di 
Rescigno "Corso di diritto pub- 
blico": 

«D'altra parte l'apparato ha 
tutto l'interesse a tenere segreta 
quanto più è possibile la sua at- 
tività, per due ragioni comple- 
mentari: la prima è che la cono- 
scenza è potere, e dunque co- 
noscere esclusivamente deter- 
minati fatti e notizie è il mezzo 
spesso vincente per riaffermare 
il proprio potere su altri; ... 

La seconda ragione è che la 
conoscenza è la condizione in- 
dispensabile della critica, e 
dunque impedire la conoscenza 
è il mezzo più efficace per im- 
pedire, di fatto, la critica.» 

Dopo una lunga e più o meno 
lenta evoluzione, siamo giunti ad 
una fase apparentemente op- 
posta, nella quale le moderne 
tecnocrazie non si basano più 
sul segreto, ma sul "caos infor- 
mativo". Ciò significa che non 
più sulla mancanza di informa- 
zioni si basa il mantenimento del 
potere e del consenso, ma al 


contrario sulla sovrabbondanza 
delle stesse. A questo proposito 
voglio menzionare una rifles- 
sione di un'altro compagno, se- 
condo il quale se volessimo de- 
mistificare, cioè contro-infor- 
mare rispetto alle falsificazioni 
che i mass- media borghesi 
spacciano in un solo giorno, im- 
piegheremmo intere settimane...! 
Da questo punto di vista quindi, il 
tentativo di competere con la 
borghesia sul suo terreno, cioè il 
tentativo di "formare" e 
"orientare" l'opinione pubblica in 
modo rivoluzionario, ponendoci 
da un punto di vista concorren- 
ziale rispetto alla borghesia, si- 
gnifica agire con un'ottica stori- 
camente superata (oltre che 
perdente). 

E' a ragion veduta che parlo di 
tentativo "storicamente" supe- 
rato: infatti in che modo se non 
questo si ponevano i rivoluzio- 
nari di inizio secolo? 

Ripercorriamo brevemente al- 
cune tappe storiche per capirlo, 
riferibili solo ai paesi capitalisti- 
camente più sviluppati. 

Il progressivo affermarsi del 
metodo di produzione capitalista, 
pone irrimediabilmente in crisi 
tutti i vecchi assetti istituzionali 
dell'epoca feudale. L'emergere 
della produzione in fabbriche via 
via più grandi fà si che, oltre 
all'accumulo di potere econo- 
mico nelle mani dei proprietari 
dei mezzi di produzione (i bor- 
ghesi), sorga nella società un 
nuovo soggetto sociale in quan- 
tità esponenziale rispetto ai 
borghesi: il cosiddetto 

"proletario". I proletari erano in- 
dividui strappati dalla coltiva- 
zione della terra, apparente- 
mente affrancati dalla situazione 
di schiavitù della gleba a cui 
l'epoca precedente di vedeva 
avvinti, per acquisire 
quell'illusione di libertà di cui 
Marx diceva:«l'unica libertà del 
proletariato è quella di scegliere 
a quale padrone vendere la 


30 



propria forza lavoro.» Ma 
l'epoca deiraffermazione sociale 
di queste due nuove classi, è 
contraddistinta dall'odio insana- 
bile tra esse, odio che la bor- 
ghesia esprimeva concreta- 
mente nella brutalità con la quale 
sfruttava i suoi sottoposti, odio 
che gli stessi esprimevano con la 
lotta costante nei confonti di tale 
medesimo sfruttamento. In tale 
situazione molti intellettuali 
spesso di origine piccolo-bor- 
ghese, schifati da una realtà so- 
ciale allucinante, scelsero 
l'opzione proletaria, si schiera- 
rono cioè col proletariato che 
nelle sue lotte tendeva necessa- 
riamente ad esprimere valori 
quali la solidarietà e 
l'eguaglianza e posero il proleta- 
riato come il soggetto che, con la 
lotta per la sua liberazione, po- 
teva tendere alla creazione di 
una nuova società, la società 
socialista appunto perchè, an- 
cora con le parole di Marx, "il 
proletariato in questa lotta non 
ha da perdere che le proprie 
catene". 

In virtù di tale scelta, molti di 
codesti intellettuali si aggrega- 
rono alle associazioni spontanee 
degli operai e si adoprarono per 
costruire quelli che possiamo 
definire "gli strumenti tecnici" 
necessari alla rivoluzione socia- 
lista 0 ritenuti tali: i partiti rivolu- 
zionari. Tali partiti, assieme alle 
grandi organizzazioni sindacali, 
svolgevano un ruolo di centra- 
lizzazione e coordinamento delle 
lotte e tesero a codeterminare lo 
sviluppo delle nuove formazioni 
statali promosse dalla rivolu- 
zione industriale. La crescita di 
influenza sociale e politica di tali 
organizzazioni ma soprattutto lo 
sviluppo quantitativo dei suoi 
partecipanti, comportò l'avvento 
a livello sovrastrutturale di quella 
che storicamente possiamo ca- 
ratterizzare come "l'epoca del 
potere burocratico". In questa 
fase storica assistiamo alla lotta 
delle due burocrazie che, pur 
facendo riferimento particolar- 


mente alle due classi emergenti, 
tentano di egemonizzare l'intera 
società ai loro valori. 

E' in questo contesto che i rivo- 
luzionari di inizio secolo cercano 
di dare un volto di classe a tale 
svolta sovrastrutturale, dato che 
con l'annientamento della bor- 
ghesia sarebbe crollata anche la 
necessità storica del potere bu- 
rocratico. Quindi la costruzione 
stessa delle burocrazie operaie 
da parte dei rivoluzionari era in- 
tesa come un momento tattico, 
una "fase di transizione" verso il 
socialismo. 

Da questo punto di vista era 
probabilamente esatta la critica 
degli anarchici che sostenevano 
l'impossibilità di costruire libertà 
tramite l'uso, pur ritenuto stru- 
mentale, di organizzazioni ge- 
rarchiche. La disamina di questo 
problema mi costringerebbe ad 
addentrarmi in un'analisi storico- 
politica che non ho intenzione di 
affrontare in questa sede, ma 
non mi sottraggo dall'affermare 
che, seppure il pensiero anar- 
chico contiene elementi che 
forse andrebbero rivalutati, 
all'epoca in cui sorse, tale critica 
era una critica dalla lama spun- 
tata, poiché non conteneva al- 
cuna alternativa storicamente 
significativa. 

Dunque l'esperienza della co- 
struzione di organizzazioni bu- 
rocratiche con intento propa- 
gandistico-rivoluzionario che, 
pervadendo gli anfratti lasciati 
scoperti dal potere borghese, 
tendessero a produrre 
un'alternativa complessiva, è già 
stata sperimentata ed ha già 
mostrato tutto il suo volto falli- 
mentare. E' per questo che i vari 
partitini rivoluzionari tuttora 
presenti nell'occidente industria- 
lizzato, seppure animati da 
compagni onesti e dotati delle 
migliori intenzioni, non hanno 
semplicemente alcun futuro. 


Ma questo non deve farci sup- 
porre che non esista più alcun 
futuro per la rivoluzione proleta- 
ria. Dobbiamo, più semplice- 
mente, riappropriarci di quello 
spirito pionieristico che era tipico 
dei rivoluzionari di inizio secolo 
che, in questo senso, possiamo 
ancora considerare nostri 
“maestri", con rispetto sì, ma 
senza nessuna deferenza. 

L'epoca che viviamo è un'epoca 
feconda di mutamenti, muta- 
menti che "possono", ma non 
necessariamente saranno, in- 
terpretabili in chiave rivoluziona- 
ria. 

Ha perfettamente ragione Alter- 
ego quando dice che la rivolu- 
zione informatica non porta 
"necessariamente" ad una so- 
cietà più orizzontale o demassi- 
ficata. Solo la nostra azione co- 
sciente potrà sortire questo ef- 
fetto. 

Il supporto informatico contiene 
una novità sostanziale rispetto 
alle vecchie forme di centraliz- 
zazione. Infatti in passato il 
coordinamento e la centralizza- 
zione erano mediate dalle buro- 
crazie, cioè organismi formati da 
esseri umani che, per il solo fatto 
di appartenere alle burocrazie 
stesse, acquisivano certi privi- 
legi, che essi stessi tendevano a 
difendere attivamente. Oggi tale 
ruolo verrà svolto sempre di più 
da dei supporti tecnici che, non 
essendo umani, non possono 
rivendicare interessi specifici del 
campo umano. 

Cosa può significare per noi 
tutto ciò? 

Significa, molto semplicemente, 
che abbiamo la possibilità di 
realizzare, per la prima volta 
nella storia, un modello di orga- 
nizzazione che, pur non essendo 
un partito, può tendere ad avere 
livelli di coordinamento molto più 
efficaci e che, pur avendo una 
dimensione collettiva ed una vi- 


31 



sione politica che abbraccia il 
collettivo, non annulla l'individuo 
ma anzi tende ad esaltarne le 
qualità. Un tipo di organizza- 
zione, insomma, che ha tutti 
pregi di un partito senza averne i 
difetti. 

BASTA COI FILM IN BIANCO E 
NERO (leggi grigiore burocra- 
tico): E' GIUNTO IL TEMPO DI 
GIRARE IL FILM DELLA RI- 
VOLUZIONE IN TECNICOLOR! 
(leggi creatività autonoma) 

Non c'è davvero bisogno di 
andare lontano per trovare que- 
sta organizzazione; si chiama 
AUTONOMIA OPERAIA. 

Prego non smettete di leggere 
pensando che chi scrive sia un 
visionario: ritengo di conoscere 
abbastanza bene il movimento 
da sapere da solo che questa 
non è la realtà attuale 
dell'Autonomia. 

Eppure sono altrettanto con- 
vinto (ed ho la presunzione) di 
conoscere abbastanza bene il 
movimento, tanto da poter af- 
fermare che se è vero che tutto 
ciò non è in atto, è però ogget- 
tivamente in potenza. 

Provate un momento a seguire il 
mio ragionamento e sulla base di 
quanto segue costruite la vostra 
critica. 

In questo momento ho la per- 
cezione del movimento come di 
uno di quegli aeromodelli che si 
trovano nelle scatole di montag- 
gio: esso contiene tutti i pezzi 
giusti per forgiare uno splendido 
prototipo, ma non è detto che 
qualcuno abbia intenzione di 
assemblarli. 

Esaminiamoli un pò separata- 
mente. 

Punto primo: le capacità sog- 
gettive. 

Non mancano in nessuna zona: 
sia a nord che a sud abbiamo 


compagni capaci di sviluppare 
analisi adeguate al territorio nel 
quale si muovono e che svilup- 
pano un'attività spesso efficace 
nei confronti delle compagini 
sociali più diverse. 

Punto secondo: le trasforma- 
zioni epocali. 

Siamo l'unica organizzazione a 
tradizione marxista che si sia 
posta all'altezza di interpretare in 
modo dinamico ed attivo le 
nuove problematiche inerenti alla 
rivoluzione informatica 

(riferimento esplicito ad ECN). 

Punto terzo: le condizioni og- 
gettive. 

E' evidente nel tessuto sociale 
nazionale, una esigenza di 
cambiamento che, seppur 
esprimendosi in modo perverso 
e reazionario, può ottenere una 
risposta seria solo in senso ri- 
voluzionario. 

Punto quarto: situazione inter- 
nazionale. 

I nostri legami internazionali 
sono forse insufficenti ma esi- 
stono. La realtà internazionale 
stessa è in una fase più dina- 
mica di quanto siamo abituati a 
pensare. Lo stesso laboratorio 
politico dell'est può sviluppare 
sorprese importanti, nella misura 
in cui saremo in grado di pro- 
porre un'alternativa complessiva 
che non rappresenti una sem- 
plice minestra riscaldata. 


VERSO UN'ASSEMBLAGGIO 
POSSIBILE. 

La risposta moderna ai problemi 
di coordinamento va ricercata 
nell'unità programmatica. Qui per 
programma non si intende la li- 
sta della spesa degli obiettivi da 
raggiungere ma, al contrario, 
l'elaborazione viva di un modello 
programmatico continuamente in 
via di aggiornamento e ridefini- 
zione grazie al lavoro cosciente 
di moltitudini sempre più vaste di 
compagni. 


La lotta anticapitalista che at- 
traversa in modo trasversale (o 
che termine moderno!) tutte le 
articolazioni del movimento, 
deve fungere da crogiuolo ri- 
spetto al quale il successo di 
ogni lotta parziale viene neces- 
sariamente interpretato come un 
rafforzamento del progetto com- 
plessivo e quindi delle diverse e 
differenti articolazioni. In una re- 
altà così funzionante, i compor- 
tamenti di generosità sociale, di 
aiuto e collaborazione all'altrui 
successo non sono più lasciati 
alla realizzazione di un intento 
"morale", ma sono il prodotto 
anche di una valutazione op- 
portunista poiché si basano sulla 
consapevolezza che la base mi- 
gliore del proprio successo e 
della propria individuale affer- 
mazione è da ricercarsi proprio 
ed esattamente nell'altrui affer- 
mazione e nell'altrui successo. 

Qui però l'abbattimento dei 
metodo di produzione capitalista 
non può più venire inteso come 
un fine, ma come la base di 
partenza necessaria per iniziare 
a dare delle risposte concrete 
alle contraddizioni concrete. 

Per cui la vecchia immagine 
della società post-capitalista 
come epoca della soluzione 
meccanica di tutte le contraddi- 
zioni deve necessariamente tra- 
montare. Come si può, infatti, 
ipotizzare che il problema della 
sovrappopolazione o il problema 
del gap energetico o quello 
ecologico o quello della plurimil- 
lenaria subordinazione femminile 
0 quello della differenza razziale 
e culturale possano essere risolti 
in modo semplicistico e defini- 
tivo? Non possiamo batterci per 
una società più appiattita ed 
omologata, ma al contrario la 
rivoluzione sociale sarà la base 
per l'esplosione della creatività e 
della scienza umane come fino 
ad ora non poteva accadere, 
sarà la base per il confronto e la 
riproposizione in termini nuovi 


32 



delle culture più diverse, per la 
effettiva affermazione 

dell'individualità per la socialità e 
della socialità per l'individualità in 
una continua sinergia aH'interno 
della quale si potrà parlare del 
vero inizio della storia umana 
dopo la emancipazione dalla 
barbarie. 

L'inizializzazione di questo 
processo può originarsi solo 
tramite un approccio creativo 
all'informatizzazione sociale. Il 
fatto che il supporto informatico 
abbia caratteristiche interattive, 
può rompere l'autopercezione 
dell'individuo come puro fruitore 
passivo deH'immagine sociale (il 
"videodrome“ di Alter-eghiana 
memoria) e fare sì che diventi 
membro attivo di un processo di 
comunicazione effettiva tra indi- 
vidui. Dobbiamo lavorare 
scientificamente per ridurre 
nuovamente la tecnologia a puro 
supporto delle esigenze umane, 
spezzando attivamente il tenta- 
tivo costantemente riproposto 
dal capitale di ridurre l'essere 
umano, maschio o femmina che 
sia, ad un mero supporto delle 
esigenze tecnologiche (cosa che 
ci fanno passare come necessa- 
rio effetto del "progresso"). 

Dobbiamo ripensare e rivalutare 
il ruolo di ECN aH'interno del 
movimento: è esattamente que- 
sto supporto che può fungere da 
base per un coordinamento che 
non sia mediato burocratica- 
mente ma che sia immediata- 
mente basato sulla coscienza 
dei singoli compagni che, grazie 
al confronto-scambio continuo 
con compagni di altre realtà na- 
zionali ed internazionali, pos- 
sono lavorare sempre più scien- 
tificamente sia per l'abbattimento 
di questo che per la creazione di 
un sistema "altro" da questo. 


MENO TELEVISIONE PIU’ ECN 

Credo sia questo uno degli 
slogan che devono circolare 
all'interno del movimento. Se 
ogni compagno/a dedicassero 
almeno un'ora del tempo che 
ogni giorno sicuramente dedi- 
cano alla televisione per impa- 
rare ad utilizzare ECN in base 
alle loro stesse esigenze, vi- 
vendo questo tempo come la 
conquista di uno spazio di li- 
bertà, inizieremmo ad avviarci 
verso una valorizzazione piena 
della rete. Se poi sempre più 
persone tra noi sviluppassero il 
desiderio-esigenza di contribuire 
al dibattito o airarricchimento 
delle informazioni di rete, inizie- 
remmo a porre le basi per il su- 
peramento dell'esigenza stessa 
di ricorrere al mezzo televisivo, 
poiché le nostre informazioni ed 
il livello del nostro dibattito ten- 
derebbero ad essere oggettiva- 
mente superiori a quelle che ci 
può offrire il "mercato". 

Se tutto ciò iniziasse concreta- 
mente a realizzarsi, ci trove- 
remmo ad un certo punto con un 
tale livello di dinamica antagoni- 
sta in atto, che sfuggirebbe dal 
nostro stesso controllo: a quel 
punto le ore per la borghesia 
sarebbero definitivamente con- 
tate poiché per tenere sotto 
controllo dei flussi di dati e 
connessioni sempre più veloci e 
molteplici, dovrebbe istituire una 
quantità di controllori esponen- 
ziale rispetto a quella di coloro 
coinvolti nei movimenti, sostan- 
zialmente fagocitando l'intera 
società cioè facendosi essa 
stessa movimento (cosa reali- 
sticamente impossibile perché 
contraddittoria) oppure distrug- 
gere la basi stesse di trasmis- 
sione dei dati in una sorta di 
Harakiri (da noi auspicato). 

Tutto ciò è realistico ammeno 
che non si ponga in dubbio che il 
capitalismo sia in grado di ri- 
spondere realmente all'esigenza 
di estrinsecazione delle poten- 


zialità umane: dal mio punto di 
vista mi pare che non ci sia bi- 
sogno di ricorrere all'analisi degli 
studi compiuti dagli esponenti 
della scuola di Francoforte, ma 
che la disamina che del capitale 
aveva fatto Marx già basti ed 
avanzi! 

In tale contesto tutto verrebbe 
messo in discussione: partendo 
dal concetto di disalienazione dei 
processi di apprendimento tra- 
mite la creazione attiva di pro- 
cessi di autoapprendimento fun- 
zionali alle proprie esigenze e 
cioè a quelle collettive in un 
crescendo di individualizza- 
zione-socializzazione delle co- 
noscenze, fino al punto in cui si 
giungerebbe alla creazione di 
una distribuzione alternativa 
delle merci razionalmente con- 
cepita, previa riappropiazione 
violenta dei mezzi di produzione 
(ma in questo caso il livello di 
violenza verrebbe determinato 
dal livello di scontro che noi im- 
porremmo aH'awersario di 
classe). 

In pratica dobbiamo costruire 
una circolarità di passaggi infor- 
mativi nei quali il movimento 
femminista impari ed insegni al 
movimento ecologista, il quale 
faccia lo stesso col movimento 
operaio, lo stesso col movimento 
antirazzista, con quello di 
solidarietà internazionalista, ecc. 
e daccapo in una continua si- 
nergia di passaggi coi quali i vari 
movimenti si nutrano a vicenda 
con l'esperienza soggettiva delle 
singole lotte via via socializzata 
e riutilizzata nelle lotte a venire. 

Per concludere faccio mio un 
passo di Alter-ego tratto da In- 
varianti, rimaneggiato e quindi 
stravolto rispetto al suo signifi- 
cato originale:«...il nostro scopo 
dev'essere ASSECONDARE 
L'ENTROPIA CAPITALISTA, 
assecondarne l'avanzare e 
prepararsi a PROSPERARE 
SUL CAOS, imponendo conti- 
nuamente il nostro gioco senza 


33 



lasciare al nostro nemico, nep- 
pure per un solo attimo, la pos- 
sibilità di riprendere fiato. Solo 
così, solo cioè riappropriandoci 
di una visione maggioritaria nella 
quale potremo mettere in campo 
un'intelligenza collettiva che, 
proprio in quanto collettiva, sarà 
incomparabilmente superiore a 
quella capitalista potremo reali- 
sticamente, cioè in modo non 
velleitario, riappropriarci di quella 
parola d'ordine rivendicata da 
alcuni compagni in un docu- 
mento immesso in rete tempo fa 
che chiedeva, argomentadolo, 
CURCIO LIBERO!». 

Aprile '92. 


P.S. Se qualcuno ha avuto 
l'impressione che la polemica 
con 

Alter-ego sia anche stata un 
mezzo per proporre tutta una 
serie di idee personali, ha per- 
fettamente ragione. 

Ritengo anzi che chiunque vo- 
glia prendere spunto da 
queste due provocazioni ed im- 
mettersi attivamente nella 
polemica aperta tra me ed Al- 
ter-ego, sarà il benvenuto da 
ambedue. 

Infine consiglio al "nostro", nel 
caso pensi di fare una 
replica rispetto a questo testo e 
se pensa gli possa essere 
utile altro materiale da me pro- 
dotto, di chiedere al Sysop di 
Bologna di consegnargli il do- 
cumento R1V1992.DOC. Natu- 
ralmen- 
te, nel caso lo utilizzi nella ri- 
sposta, è invitato ad invita- 
re il Sysop stesso ad immetterlo 
in rete. Naturalmente chiun- 
que sia interessato a quest'altro 
documento può farne richies- 
ta al personaggio di cui sopra 
(della serie: piccola ed inno- 
cente? ma furbesca pubblicità 
antagonista). 


36 File : LA- 

STWORD.ZIP 


1. I possibili soggetti antagonisti 
di questa fase storica sono il 
prodotto dell'attuale mutazione, 
della crisi-sviluppo capitalistica 
mondiale. L'evolversi dei dispo- 
sitivi produttivi e' anche un ridi- 
segnarsi di ogni orizzonte critico, 
un ribollire di ogni paradigma 
epistemologico, e produce rap- 
presentazioni del mondo che 
invadono il quotidiano, riempiono 
gli ambiti di vita individuali e so- 
ciali, vengono consumate come 
merce e ad un tempo adde- 
strano la forza-lavoro/consumo 
alla nuova dimensione del do- 
minio e della (ri)produzione so- 
ciale. Fin qui non ci spostiamo di 
molto dal discorso STRUT- 
TU RA-SOVRASTRUTTU RA, 
ma noi oggi assistiamo allo 
scambiarsi e mutevole rispec- 
chiarsi di questi due termini; la 
riconducibilita' delle costruzioni 
ideologiche dominanti al "ciclo" 
non e' piu' solo formale, (vale a 
dire: oggi l'immagine sociale del 
potere di classe non e' sempli- 
cemente se mai lo e' stata un 
puntello per la conservazione dei 
rapporti di proprietà' e di produ- 
zione) bensi' lo spettacolo e' 
assolutamente INTERNO al ci- 
clo. Il cervello sociale addestrato 
dallo spettacolo e' messo al ser- 
vizio della produzione sociale di 
"beni" e servizi, l'attuale produ- 
zione sistemica e circolare in cui 
il lavoratore salariato e' costretto 
ad erogare creatività' per un mi- 
glioramento continuo delle pro- 
cedure (dal funzionamento 
dell'apparato macchinico alle 
strategie di marketing). 

2. L’ideologia che oggi ha ac- 
quisito la massima icasticità' e 
velocita' di diffusione, divenendo 
spettacolo sociale delimita lo 
sviluppo del General Intellect, 
preservandolo da eventuali de- 
vianze 0 dal formarsi di 
ISTANZE DI POTERE . 


E non solo: l'ideologia e' anche il 
prodotto del ciclo, viene prodotta 
come merce e consumata come 
tale: l'industria culturale e' morta 
perche' e’ dappertutto. Nella so- 
cietà' dello spettacolo ogni pro- 
cesso di valorizzazione della 
merce e' impregnato di esteti- 
smo, ogni produzione e' prima di 
tutto produzione segnica, che 
nelle società' di classe significa 
PRODUZIONE IMMEDIATA- 
MENTE IDEOLOGICA. 

3. Ideologia che produce proce- 
dimenti di produzione di ideolo- 
gia, questa e' la circolarità' si- 
stemica attuale. L'unica referen- 
zialita' dei segni che percorrono 
l'ambiente vitale e' la referenzia- 
lita' ad altri segni: diviene possi- 
bile una speculazione illimitata 
nei discorsi, un'inflazione in- 
quantificabile della parola, un 
continuo rimando dei segni uni- 
camente a se stessi, proprio 
come avviene nella speculazione 
finanziaria (altra incredibile 
astrazione al quadrato, lontana 
secoli-luce dal referente reale 
della merce e molto distante 
persino dal primo livello di 
astrazione, la vecchia 
convertibilità' in oro, che in effetti 
era solo un'inutile pietra). 

Lo spettacolo, al pari del denaro, 
e' ora un equivalente generale, 
e' la merce universale della 
produzione sistemica postfordi- 
sta. 

4. Dietro tutto questo vi e' la re- 
alta' della PRODUZIONE FINE A 
SE STESSA, il folle progetto di 
un comando allo stato puro, 
senza piu' bisogno di profitto, 
prezzo, plusvalore e altre varia- 
bili che il capitale ha già' svuo- 
tato di senso per mantenerle or- 
mai come meri modelli dì simu- 
lazione, allo scopo di raggiun- 
gere la forma perfetta, estrema, 
levigata, ETERNA del rapporto 
sociale (r'utopia capitale", una 
rappresentazione ideologica a 
cui il capitale stesso ha finito per 
credere). 


34 



5. Lo spettacolo e' qualcosa di 
tangibile, un tumore che scoppia 
e si diffonde nella vita-mercato, 
alimentandola e venendone 
successivamente riprodotto. Alle 
attuali rappresentazioni del 
mondo l'insorgenza di soggetti 
conflittuali e intenzionalmente 
antisistemici va ascritta come 
tendenza immanente. La fram- 
mentazione del reale, 
l'apparente sgretolamento del 
punto di vista soggettivo in grado 
di cogliere una totalità', ha co- 
perto tutta l'arena dei rapporti 
sociali. Lo spettacolo della se- 
parazione quotidiana non può' 
essere rovesciato "dall'esterno"; 
vale a dire: non esistono punti 
archimedici fuori delle tendenze 
in atto, e' inimmaginabile 
un'assoluta alterita' del punto di 
vista da parte di soggetti che 
sono e sanno di essere il portato 
della modernizzazione. Lo scar- 
dinamento degli equilibri siste- 
mici va cercato SPORCANDOSI 
LE MANI NELLA MODERNIZ- 
ZAZIONE ambendo pero' alla 
separatezza, alla secessione, 
all'autonomia sociale. 

5/b. Occorre partire dalla con- 
sapevolezza che l'ideologia non 
e' semplice "menzogna" so- 
vrapposta alla "verità"' nuda e 
cruda dei rapporti di produzione. 
Lo stesso Marx al riguardo non 
era cosi' rigido come si e' tra- 
mandato : "La dottrina materiali- 
stica della modificazione delle 
circostanze e dell'educazione 
dimentica che le circostanze 
sono modificate dagli uomini e 
che l'educatore stesso 
dev'essere educato. Essa e' co- 
stretta a separare la società' in 
due parti, delle quali l'una e' sol- 
levata al di sopra della società' 
stessa". Tesi su Feuerbach, III. 
Questo e' il primo passo per far 
compiere al conflitto sociale il 
cammino inverso a quello impo- 
stogli dai meccanismi del recu- 
pero (dalla negazione radicale 
alla sua ricodificazione e inte- 
grazione nei discorsi dominanti): 
maturata nel sistema nelle sue 


interzone la conoscenza del suo 
funzionamento, evaderne per 
usare quel sapere a fini di sov- 
versione, per sfondare con 
i'imprevedibilita' dell'ambiente le 
porte e i pavimenti del sistema. 
Separatezza come controten- 
denza. E' evidente come ciò' non 
possa ne' debba essere scam- 
biato per una “vocazione alla 
marginalità'", poiché' la prospet- 
tiva e' radicalmente differente, e' 
quella del lavoro sui residui e 
sulle eccedenze, sullo scarto nel 
duplice senso di "pattume" e di 
"sfasatura" nei processo di 
adattamento sistemico al / con- 
tenimento sistemico del / CAOS. 

5/c. Per questo le rappresenta- 
zioni ideologiche dominanti 
vanno assunte e lavorate 
daH'interno per cortocircuitarle. 
L'apparente accettazione dei 
presupposti del discorso spet- 
tacolare nasconde cosi' la 
VIOLENZA TEORICA di cui 
scriveva Baudrillard quando era 
al massimo della forma. Cosi', 
giocare Luhmann contro 
Luhmann, lo spettacolo contro 
se stesso, il postmoderno contro 
la postmodernità' (e viceversa). 

" E finalmente, do' che ci e' dato 
ora, non e' la possibilità' di in- 
ventare un nuovo codice dello 
spazio, ma piuttosto di giocare 
con il codice in modo da pro- 
durre degli effetti assurdi" (Marc 
Le Bot, "Tavola rotonda sulla 
morte automobilistica"). 

§§§ 

6. Da tempo l'impianto simbo- 
lico-mitologico su cui ridefinire 
(e in cui mascherare) l'esercizio 
del comando non e' piu' fornito al 
capitale dall'economia politica, 
bensi' dalla cibernetica, dai 
modelli della zoosemiotica, dallo 
studio dello sviluppo degli orga- 
nismi viventi: la Teoria dei si- 
stemi di Luhmann, da anni unica 
dominante culturale per quanto 
riguarda la pianificazione politica 
ed il suo retroagire sulla sfera 
del Diritto, e' solo una "struttura 


di strutture di comunicazione", 
un albero (un videodromel), e 
nel formarsi ha contratto innu- 
merevoli debiti con la ciberne- 
tica; tutto il movimento di capitali 
e informazioni nei pieno della 
cosiddetta 'lerza rivoluzione in- 
dustriale", e' esplicitamente 
calcato sul modello delle reti 
neurali. Viviamo in una società' 
desossiribonucleica. 

Ne consegue, ad esempio, che il 
sistema massmediale non e' solo 
"un coefficiente di ideologie de- 
terminate altrove" (magari nel 
rapporto di fabbrica), non si li- 
mita a distribuire oppio culturale 
diretto a produrre consenso, ma 
e' un diretto operatore di ideolo- 
gia: i media sono mezzi di pro- 
duzione. Di piu', il videodrome e' 
il rapporto stesso di produzione, 
il rapporto emittente-ricettore su 
cui si basa tutta la circolazione 
della merce-segno, merce che 
genera comando e ne viene a 
sua volta generata. 

6/b. Sta tutto qui il fenomeno 
chiamato "morte del sociale": da 
un lato la neutralizzazione del 
senso sociale nell' incessante 
bombardamento informativo, 
guerra dei segni che ha come 
risultato una massa atomizzata 
la cui inerzia "e' letteralmente 
insondabile: nessun sondaggio 
la renderà' visibile, perche' i 
sondaggi sono fatti per cancel- 
larla" (J. Baudrillard, "All'ombra 
delle maggioranze silenziose", 
1978); dall'altro, il mutare delle 
condizioni in cui si riproduce la 
forza-lavoro, processo che av- 
viene tutto in questo effimero 
non-territorio solcato da mes- 
saggi iperveloci. Anche qui co- 
munque c'e' uno scontro di inte- 
ressi e strategie: dove c'e' ri- 
produzione del rapporto di sfrut- 
tamento, ci sono anche le con- 
dizioni strutturali perche' 
l'autovalorizzazione proletaria 
divenga insubordinazione dif- 
fusa. 

7. E il plusvalore? E il profitto, e 
il valore d'uso? E la crisi? E la 


35 



produzione stessa? Cosa sono 
divenute le categorie 
deH'economia politica? 

Non manca di suscitare pole- 
miche qualsiasi intervento sul 
valore d'uso, sul suo decesso o 
sulla sua resurrezione, sul suo 
assumere nuove forme (quasi gli 
piacesse acquattarsi nel sotto- 
bosco segnico per poi sbucare 
fuori airimprowiso, a smentire gli 
apocalittici e consolare i fidu- 
ciosi). 

Secondo alcuni osservatori, sulla 
scia de L'Ecomarxismo di 
O'Connor, il valore d'uso sì sa- 
rebbe oggi spostato nelle condi- 
zioni della produzione, vale a 
dire nei limiti sociali ed ecologici 
dello sviluppo. Ma alla necessita' 
di una produzione non nociva 
pena l'estirpazione della specie 
umana dal pianeta la risposta 
sarebbe ancora una volta in ter- 
mini di valore di scambio (il co- 
lossale business del disinquina- 
mento). Questa si configure- 
rebbe come la forma piu' attuale 
della contraddizione tra i due 
valori della merce. 

Tutto sembra filare, eppure 
qualcosa sfugge a questo sche- 
mino: la posta in gioco del risa- 
namento, piu' che il profitto, 
sembra essere un'ulteriore nor- 
mazione dei comportamenti, fi- 
nalizzata all'esercizio di un co- 
mando nella sua forma piu' 
"pura". Si', perche' la scom- 
messa (o il sogno) del modo di 
produzione capitalistico e' oggi 
quella di sopravvivere alle de- 
vastazioni che ha causato, tra- 
sformare la crisi in forza ripro- 
duttiva del dominio, rovesciare la 
potenziale "fine del pianeta" in 
effettuale "fine della storia". 

"In questo planning riproduttivo, 
il capolavoro promette dì essere 
l'anti-inquinamento, in cui tutto il 
sistema 'produttivo' e' in procinto 
di riciclarsi sull'eliminazione dei 
propri rifiuti equazione gigante- 
sca con risultato nullo, e tuttavia 
non nullo, dato che con la 
'dialettica' inquina- 

mento/disinquinamento si profila 
la speranza di una crescita 


senza fine" (J. Baudrillard, "La 
fine della produzione", 1976). 
Possiamo estendere questo in- 
terrogativo in tutte le direzioni, e 
sempre giungeremo alla stessa 
inquietante conclusione: non 

profitto ma comando, non 
"decadenza del capitalismo" ma 
"utopia dei capitale", il valore di 
scambio come alibi del dominio 
del codice come il valore d'uso 
era l'alibi del valore di scambio. 

8. Nel capitalismo avanzato fino 
alla sua fase spettacolare, la 
produzione (meglio, 

l'assegnazione al lavoro) non ha 
piu' come fine principale il pro- 
fitto, bensì' la riproduzione e 
l'allargamento del comando. La 
produzione come "abito sociale", 
come "assegnazione al lavoro", 
come socializzazione mediante i 
segni di comportamenti normati. 
La produzione come "rituale dei 
segni del lavoro", il rapporto sa- 
lariale come codice. 

La "sfera" del consumo che non 
e' piu' una sfera separata, coin- 
cide con l'intera sociosfera ri- 
mane determinata dal rapporto 
di produzione, ma l'ottica e' 
sempre quella dell' esercizio di 
comando: il disciplinamento 

produttivo ha per scopo il disci- 
plinamento sociale (e anche vi- 
ceversa, in virtù' 

dell'irreferenzialita' della produ- 
zione alla sua antica base reale, 
il bisogno materiale). 
L'autoriflessivita' sistemica per- 
mette al capitale di accantonare 
la legge del valore, e la forza- 
lavoro diviene piu' che altro uno 
statuto d'obbedienza ai 
'lerrorismo del codice". Atten- 
zione: l'economia politica non 
scompare ma la mutazione ce la 
restituisce come mero reticolo dì 
rappresentazioni allegoriche del 
comando, come modello di si- 
mulazione che e' diverso da 
"finzione" in quanto non pre- 
suppone l'irrealtà' o la falsità' di 
ciò' che dal modello viene fatto 
derivare -. 


8/b. Rimane anche la dimen- 
sione dello sfruttamento, ma il 
suo parametro di quantificazione 
non e' piu' il plusvalore, ed il suo 
immaginario di riferimento non e' 
piu' quello pauperistico: e' sfrut- 
tato chi, pur partecipando al ri- 
tuale della continua ridefinizione 
qualitativa del comando siste- 
mico, non ne trae adeguato 
compenso in termini di emanci- 
pazione dal codice ("creativi", 
programmatori informatici, fun- 
zionari mediali, insegnanti, tutta 
la nebulosa del lavoro intellet- 
tuale proletarizzato). Lo sfrutta- 
mento si misura oggi nel divario 
tra le nuove forme di autovalo- 
rizzazione proletaria ed il perfe- 
zionamento del codice al cui in- 
terno vengono immancabilmente 
ricondotte. 

9. "Per questo e' importante oggi 
comprendere come il processo 
di sussunzione reale del lavoro 
nel capitale tolga ogni residua 
dialetticita' al rapporto: e' il capi- 
tale a organizzare le condizioni 
della valorizzazione, ma queste 
sono ormai interamente posse- 
dute dal lavoro vìvo. Il capitale si 
limita ad inseguire il lavoro vivo, 
a costringere nelle maglie del 
comando l'autovalorìzzazione 
proletaria: ancora, produzione di 
merci a mezzo di comando; di 
piu', produzione di comando a 
mezzo di comando" (da 
"Imperialismo ed economia- 
mondo", su "Autonomia" n.48, 
dicembre 1990). 

Vero, ma la dialettica lotte ope- 
raie-sviluppo capitalistico non si 
e' mica esaurita perche' e' pas- 
sata di moda! Essa si e' 
"suicidata" realizzandosi in tutta 
la produzione ideologica siste- 
mica. L'autovalorìzzazione pro- 
letaria ha la sua antitesi 
nell'abito sociale del lavoro, si 
scontra con esso, e la ricodifica- 
zìone della rivolta del lavoro vivo 
nei dispositivi di perfeziona- 
mento del comando e' la ne- 
cessaria sintesi del "processo". 
Questa aufhebung rigenera il 
capitale ma pone le condizione 


36 



per una nuova autovalorizza- 
zione proletaria, ed il "processo" 
continua. Il capitale e' ancora 
dialettico anche se se ne ver- 
gogna, e la forma attuale della 
dialettica e' quella della commi- 
stione linguistica motrice 
deH'immagine sociale. Spetta al 
lavoro vivo spezzare col proprio 
divenire-vita il divenire-morte 
del capitale. 

10. Il "lavoro intellettuale" nella 
sua accezione piu' vasta può' 
includere anche le diverse sub- 
culture giovanili, spesso capaci 
di prefigurare in un'unica deto- 
nazione i futuri processi di valo- 
rizzazione della merce-segno, e 
allo stesso tempo di produrre 
anomalie nella capacita' capita- 
listica di disciplinamento sociale. 

Il punk inglese vale da para- 
digma, soprattutto per l'estrema 
compressione temporale della 
sua parabola dall'oltraggio al 
recupero. Ogni esperienza di 
questo tipo disegna un'interzona, 
l'istante in cui c'e' già' stata la 
detonazione ma non sono an- 
cora partite le strategie di ricodi- 
ficazione ideologico-mercantile. 
Tutti I futuri progetti di libera- 
zione dal comando e dal lavoro 
hanno il proprio corso abbozzato 
in questi istanti, in cui ognuno di 
noi e' responsabile del destino di 
tutto il "proletariato diffuso" pre- 
sente e futuro, li sabotaggio del 
codice e dello spettacolo sociale 
troverà' la sua efficacia strate- 
gotattica solo se sapremo 
esplorare le interzone, se sa- 
premo individuarle nel loro for- 
marsi caotico e aleatorio, se sa- 
premo disegnarne sempre di 
piu', per renderle sempre piu' 
estese nello spazio-tempo. 

11. "Prosperare sul caos" non e' 
un semplice ribaltare in negativo 
le vecchie filosofie evoluzioni- 
stiche della storia, ma e' il tenta- 
tivo di inceppare i meccanismi di 
selezione e integrazione con cui 
il sistema trasforma in varietà' 
controllata la varietà' disordinata 
dell'ambiente. "La dinamica del 


rapporto tra sistema e ambiente 
e' in ogni caso dipendente dal 
diverso livello di complessità' del 
sistema rispetto all'ambiente. 
L'ambiente e' piu' complesso 
(giacche' e' tendenzialmente 
meno determinato e piu' proble- 
matico) del sistema; e il sistema 
per rispondere alla complessità' 
deH'ambiente deve a sua volta 
complessifìcarsi incesantemente, 
ma deve anche funzionare da 
riduttore della complessità' 
dell'ambiente, giacche’, SE 
FOSSE INVESTITO DALLA 
COMPLESSITÀ' FLUTTUANTE 
DELL'AMBIENTE (enfasi mia), 
finirebbe col perdere l'identità' 
del punto di vista che lo fa sus- 
sistere come sistema" (P. Bar- 
cellona,''ll capitale come puro 
spirito"). 

Operare nelle interzone per re- 
vertire le strategie di recupero, 
irrompere nell'ordine simbolico, 
far giocare contro il sistema tutta 
l'inerzia del suo complessifìcarsi. 


Roberto Bui, aprile '92 


Bibliografia consultata 

Jean Baudrillard, Lo scambio 
simbolico e la morte, Feltrinelli 
1979 e 1990 

Jean Baudrillard, All'ombra delle 
maggioranze silenziose o la 
morte del sociale. Cappelli 1978. 

Pietro Barcellona, 

L'individualismo proprietario, 
Boringhieri 1987 

Pietro Barcellona, Il capitale 
come puro spirito. Editori Riuniti, 
1990. 

Giorgio Cesarano, Manuale di 
sopravvivenza. De Donato 1974 

Giorgio Cesarano, Critica 
dell'Utopia Capitale, Varani 
1979. 

Guy Debord, La società' dello 
spettacolo e Commentari sulla 
società' dello spettacolo, Su- 
garCo 1 990. 

Decoder, nn.1-6, ShaKe 1987- 
91 

Dick Hebdige, Sottocultura. Il 
fascino di uno stile innaturale. 
Costa & Nolan 1991. 

Robert A. Heinlein, La luna e' 
una severa maestra, Mondadori 
1966. 

Invarianti, nn.14-19. Pellicani 
1990-92. 

Luogo Comune, nn.1-3, General 
Intellect 1990-91 

Greil Marcus, Tracce di Ros- 
setto. Percorsi invisibili nella 
cultura del Novecento dal dada 
ai Sex Pistole, Leonardo 1991. 

John Shirley, Transmaniacon, 
Mondadori 1979 

Paul Virilio, L'orizzonte negativo. 
Costa & Nolan 1990. 


37 



ECN MILANO - Calendario iniziative 


m i I a n 0 

»»> * PARCO LAMBRO 1992 * ««< 

dal 2 al 5 luglio 

"NUOVA DESTRA SOCIALE E PERCORSI DI UBERAZIONE" 

A * ■ * ' * • ** A - J r A - * itA*A***** ' *** ' *<Ul*** A » * A * A - A A A * * A* A A ' A A 

28 aprile C.S. LEONCA VALLO ASSEMBLEA su processo RAI 
29 aprile 1 " udienza processo “RAI 8 febbraio 91 " 

A A A ' A A A - A - A - * A * A ' A A ' A ' A - A ' A - A ' A - A t A - A ' A A ' A ' A A A A A A A A A A* A A A A A A A ' A A - A T Ì ’ A T>r A T>r»*Tlr A iHt 

2 MAGGIO PRESIDIO-OONCERTO DAVANTI AL OARCERE DI S.VITTORE (P.le Aquileia) dalie 17.00 alle 

24.00 suoneranno le posse: 

99 POSSE - AK47 - ASSALTI FRONTALI - HELS - HLP - LOU X -NUOVI BRIGANTI - POLITICO'S 

POSSE - TEQUILA BUM BUM